“Il sorriso contagioso dei bimbi del Rwanda”

Barbara Testa, che con Cristina Tarello è in questi giorni in Rwanda per realizzare alcuni progetti di solidarietà, racconta oggi con rara passione cosa significa impegnarsi in progetti di solidarietà  alla missione di Padre Hermann. Secondo me, e siamo alla quarta puntata, la più sentita dei reportage di Barbara.

 

So dire solo poche parole di Rwandese, ma me le so giocare. La mia conoscenza finisce dopo il buongiorno, come sta, anch’io sto bene. Come ti chiami. E poi qualche parola sparsa qua e la. Ma tanto basta per far cambiare la faccia delle persone che incontro per la strada. Appena vedono una donna bianca, che magari non conoscono, salutarli con I termini che usano loro, sorridono e salutano a loro volta. Quante volte mi è successo, sia nei paesi un po’ più grandi che vicino alla missione. I bambini sono i più empatici. A loro non interessa da dove arrivi, sorridono e ti abbracciano. Se capiscono che sei loro amica, allora giocano con te. Chissenefrega se non parli bene la loro lingua, chissenefrega se non hai il loro colore della pelle. Chissenefrega se I tuoi capelli sono diversi dai loro. Hai due occhi, un naso e una bocca, e a loro tanto basta. Anche loro possono insegnarti tanto, inconsapevolmente. Ti insegnano che si può giocare con due pietre facendole saltare da una mano all’altra senza farle cadere. Ti insegnano che si può giocare con uno spago e dei legnetti. Ti insegnano che le barriere verbali e di nazionalità non esistono. Fanno uscire il bambino che c’è in ognuno di noi. Consiglio vivamente a tutti di farsi un giro nel sud del Mondo, non solo in Africa, per capire come dovremmo tornare ad essere. Lontani da un “super io” che ci ha portato a chiuderci in noi stessi, perdendo il meglio di quello che ci sta attorno: gli altri.

Barbara Testa

 

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About the Author

Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...