In Liguria un 2017 con meno castagne ma la qualità è altissima 

Un calo del 40 per cento nella produzione di castagne ligure ma, questa volta, la colpa non è del cinipede, il temibile parassita che, attorno al 2008, ha invaso i castagneti liguri e messo in ginocchio la raccolta delle castagne e la loro trasformazione (oggi debellato grazie alla lotta integrata). Il calo, nella stagione 2017, è (come per olio e vino) della siccità che ha colpito la Liguria. “Di contro c’è da dire che la qualità è eccelsa”, spiega Federico Santamaria, titolare di un laboratorio per la lavorazione artigianali di castagne, funghi e prodotti del sottobosco a Calizzano. I numeri, nelle province di Imperia e Savona, sono comunque in crescita contando che la raccolta di castagne, per colpa del cinipide, è stata azzerata per quasi un decennio. “Con l’intervento della Regione, della Camera di commercio e del Cersaa di Albenga, si è potuto incidere fortemente sulla ripresa del castagno, anche se sarà necessario attendere ancora un po’ di tempo, prima di rivedere gli abbondanti raccolti di castagne di una volta. I nostri alberi stanno per vincere una battaglia molto importante, con le castagne pronte a ritornare in quantità sul mercato. L’anno scorso l’incremento della produzione, all’anno precedente, è stato del 20% con un’ottima qualità del prodotto”, commenta Gerolamo Calleri, presidente regionale della Coldiretti. E aggiunge: “L’importante, però, è che la tendenza si sia invertita e che si assista ad una costante ripresa”. Nelle province di Imperia e Savona le zone più vocate alla raccolta e alla lavorazione delle castagne (le qualità sono i prestigiosi marroni, siappure in quantità limitata, e la gabbiana, dolce e gustosa) sono la Val Bormida (quelle seccate nei tecci di Calizzano e Murialdo sono Presidio Slow Food), e, nell’imperiese, Castelvittorio, Montegrosso Pianlatte, le Valli Arroscia e Argentina, Carpasio, Badalucco ma anche Sanremo sulle alture di San Romolo.“Dobbiamo ricordare che le castagne sono state alla base dell’alimentazione della Liguria dell’entroterra. Sviluppare questo settore, come si sta facendo, non è solo un fatto economico per il rilancio delle zone montane ma anche un momento di recupero di cultura”, dice ancora Calleri. Quello che era successo a Calizzano con la creazione di una cooperativa che, prima del cinepide, aveva raggiunto i 35 soci e 300 mila euro di giro d’affari. “Oggi restano 5 produttori e 5 trasformatori all’interno del Presidio Slow Food, anche se molti producono senza il sigillo della chiocciola. Il punto è che la castagna dei tecci, che ha un buon valore economico, amplifica le sue potenzialità se lavorata come confettura, come farina per biscotti e paste, come ingrediente per la birra. Come per tutti i prodotti liguri bisogna farli conoscere e promuoverli”.

Anche per questo domenica 12 novembre, a Murialdo, si svolgerà la Festa dei Tecci con la battitura della castagna secca. Non mancheranno gli stand gastronomoci con prodotti locali.

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...