Invito alla visita: l’età’ romana e bizantina al Museo Archeologico del Finale

L’archeologia dell’età romana è raccontata in un’ampia sala del Museo Archeologico del Finale attraverso diversi reperti provenienti dal territorio, ambientazioni, disegni ricostruttivi e postazioni interattive e multimediali. Per scoprire questi periodi della storia umana è possibile visitare il Museo Archeologico del Finale (tutti i giorni 10.00-12.00 e 15.00-17.00, lunedì chiuso) e approfondire con la Guida del Museo dedicata all’Età Romana e Bizantina. Nelle sue pagine si trovano preziose informazioni sul periodo culturale, compreso tra il II secolo a.C. e la metà del VII sec. d.C.: nella Liguria di Ponente viene tradizionalmente fissata nel 181 a.C. la romanizzazione, quando le legioni romane conquistarono la Sabazia e l’Ingaunia. Particolare attenzione è dedicata ai siti archeologici del Finalese che maggiormente hanno contribuito a meglio comprendere queste fasi.

I materiali ritrovati nelle sepolture delle necropoli di Isasco, di Perti e di Finalmarina, tra cui ceramiche fini da mensa, lucerne, balsamari in vetro, chiodi rituali e oggetti appartenenti all’ornamento personale del defunto, forniscono uno spaccato di vita sulla romanizzazione del Finale. La graduale affermazione a partire dal IV-III secolo a.C. di una economia monetaria si riflette nei numerosi reperti numismatici, che esordiscono con monete puniche provenienti dalla Sicilia, dalla Sardegna e dal Nordafrica rinvenute a Perti, intensificandosi in età repubblicana nel II-I secolo a.C. e raggiungendo il suo acme in età imperiale fino all’età bizantina.

Contatti e commerci su ampio raggio, in cui il Finale era coinvolto, sono testimoniati anche da numerose anfore provenienti da relitti marini, alcune esposte nella sala, e – nel territorio – dal percorso della via Iulia Augusta con cinque ponti ancora perfettamente conservati nella Val PonciGrande importanza per la diffusione del Cristianesimo nell’Italia settentrionale riveste l’epigrafe funeraria di Lucius Helvius, graffita su una tipica tegola ad alette. Rinvenuta a Perti e riconducibile al 362 sulla base dell’indicazione del console, essa costituisce la più antica attestazione datata della diffusione del Cristianesimo nell’Italia nord-occidentale.

I reperti provenienti dalla fortezza di Sant’Antonino dimostrano la rilevanza rivestita dal Finale nel quadro della Liguria bizantina, tra la metà del VI e il VII secolo, quando il territorio era controllato da questo castello e la rada portuale di Varigotti costituiva il naturale tramite col mondo mediterraneo. I materiali rinvenuti, in particolare le anfore e le ceramiche da mensa documentano i rapporti che univano questo castrum al Nordafrica e ad altre aree del Mediterraneo controllate dall’Impero di Bisanzio. Dalla chiesa di San Lorenzo di Varigotti proviene un sarcofago romano strigilato in marmo bianco, rilavorato nella seconda metà dell’VIII secolo con croci gigliate, significativo esempio delle tecniche artistiche altomedievali.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...