La civiltà contadina di Albenga esposta a Palazzo Oddo

Faccio ammenda, al primo piano di Palazzo Oddo, ad Albenga, da diversi giorni (termina domani, giorno della Befana), la benemerita associazione Vecchia Albenga ha allestito una interessantissima mostra di “Civiltà contadina” che, in effetti, è una raccolta di “come eravamo”, non solo nei casolari agricoli.

Ci sono zappe (anche il presepe è fatto con zappette e “zappin”), seghe per ogni evenienza, dalla vite agli alberi, tronchi cavi dove venivano alloggiati i favi per le api (un tempo abbondanti per ricavare il miele), zangole (siamo già in alpeggio, Alto e Caprauna) per fare il burro, una vecchia macchina da pasta, con tanto di raviolatrice, non lontana come tecnica dalle moderne “Imperia”  a motore di oggi. Poi madie, antiche caffettiere, falcetti per il fieno e il grano (già, nell’entroterra si coltivava, per autoconsumo, anche quello, magari sotto gli ulivi, così come si coltivava il crocus per lo zafferano), falcetti, forbici per tosare le pecore, basti e tanto altro. Strumenti di vita quotidiana di un paese agricolo come Albenga di non più di mezzo secolo fa. Una collezione importante che, per la prima volta, viene esposta. Una collezione incompleta, certamente, ma che con un po’ di coraggio potrebbe anche diventare un museo o, quantomeno, una esposizione permanente, per ricordare quello che ha significato (e significa ancora, anche se in maniera diversa) l’agricoltura per Albenga. Il problema è quanto la politica sia sensibile ad investire in marketing territoriale, di legare la storia, la tradizione, le eccellenze della Piana (quelle di oggi, intendo), ad un progetto di ampio respiro che leghi celti, romani, medioevo (con quel che significa in termini di monumenti, storia, tradizione, arte e cultura) al territorio inteso come paesaggio, outdoor, enogastronomia. La Vecchia Albenga (vecchia solo per nome) ha messo sul piatto della bilancia una proposta che una politica accorta dovrebbe saper accogliere e valorizzare. Nel frattempo, per chi vuole, la mostra è aperta ancora lunedì 6 gennaio.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...