La Cucina Bianca, gusti mitologici tra Cosio d’Arroscia e Albenga

Patrizia Alessandri

Ormai è una mitologia, più che una serie di ricette, ma il bello è proprio questo, legare i sapori alle storie, alla tradizione, alla sapienza. E’ successo venerdì 8 novembre ad Albenga, al Sole Mare, un tempo tempio della cucina di Andrea Pensabene, oggi aperto (come ristorante, perchè come hotel continua a funzionare) a richiesta, questa volta da parte di una vera “Oste custode”, siappure senza stelle e riconoscimenti, Patrizia Alessandri (Da Maria a Cosio d’Arroscia, storico tempio della cucina delle Alpi Liguri, la Cucina Bianca, la mitologia, appunto).

L’occasione è stato il secondo appuntamento con “Cucina bianca, vino e #cosavuoichetilegga”, un format che unisce piatti antichi, antiche letture, ironia, una punta di “tuttacolpadegliuomini”, vini di grande fascino come l’Ormeasco. Protagonisti Patrizia Alessandri (#cosavuoicheticucini), chi scrive, Stefano Pezzini (#cosavuoichetiracconti), Gianpaolo Grollero (#cosavuoicheticanti) e #cosavuoichetilegga, Gabriela Ghezzi, Monica Maggi, Michele Marziano, Susy Minutoli, Paola Paolino, Loredana Polli. Per #cosavuoibere la Tenuta Maffone, Eliana Maffone e Bruno Pollero. Aggiungo, per la serie #quantapazienza, Claudio Cepollina. Detto questo, una cena allegra e scanzonata dove il pan fritto (credevo fosse invenzione moderna e, invece no, era il rimasuglio dell’impasto che, ovviamente, non si buttava) si accompagna al bruss, il bernardun (una sorta di torta fatta con il minestrone avanzato e, oggi, con le patate) segue un evanescente flan di scorzonera (sempre più convinto sia una radice da rivalutare e promuovere), i turtelli (tortino di verdure, simile eppure diverso dal turtun di Castelvittorio), panisse e panissette, frittatine, porri e via dicendo, le turle (fagottini ripieni di patate), la polenta taragna coperta da una sapida fonduta di formaggi di malga, un bel giro di formaggi, sempre di malga, prima delle sciumette, albumi montati a neve e cotti nel latte bollente…

A Cosio d’Arroscia, il piccolo borgo che nel 1957 tenne a battesimo la nascita del Situazionismo, movimento “padre” del ‘68, con Anser Jorn, Pinot Gallizio, Peggy Guggenheim, Piero Simondo (pittore nativo di Cosio), Guy Debord (il filosofo del ‘68 francese), tra idee geniali e tanto, tantissimo Ormeasco, da qualche anno è aperto il Museo delle Erbe, tra poco aprirà anche il Museo dei fiori eduli, quelli che si mangiano, ma non quelli oggi di moda tra gli chef, quelli che usavano le nostre nonne e bisnonne, madri, levatrici, streghe…Ma questo è un altro post, tra qualche giorno…

 

Condividi su

About the Author

Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...