La Fipap al Trofeo Coni Kinder+Sport a Senigallia con 16 regioni in gara nel torneo di pallapugno leggera. E una mostra racconta il “bracciale”

È tempo di Trofeo Coni Kinder+Sport anche per la Fipap: saranno sedici le squadre al via del torneo giovanile misto di pallapugno leggera in programma a Senigallia. In gara Oviglio per il Piemonte, Murialdo per la Liguria, Polisportiva Pozzolese per la Lombardia, C9 Arco Riva per il Trentino, Energya per il Veneto, Altedo per l’Emilia Romagna, Compagnia del Pallone Grosso Monte San Savino per la Toscana, Foligno Sportinsieme per l’Umbria, Bruno Fulvi Fano per le Marche, Bracelli Roma per il Lazio, Aurora Ururi per il Molise, Eborum per la Campania, Alcide De Gasperi per la Basilicata, Gymnosport per la Puglia, Atene Messima per la Sicilia e Pollicino per la Sardegna.Cerimonia d’inaugurazione giovedì 21 settembre, venerdì dalle 9 le gare di qualificazione con quattro gironi da quattro squadre, sui campi allestiti nella centrale piazza Garibaldi (si gioca al meglio dei 3 set con tie-break solo sul terzo set e tempo massimo per partita di 45 minuti). Sabato spazio al tabellone ad eliminazione con finale prevista alle 11.30. 

Oltre alle animazioni del Village, a Senigallia ci sarà anche una mostra dedicata al bracciale dal titolo “Noi siamo la storia: il gioco del pallone col bracciale”, curata dagli Amici del pallone col bracciale di Mondolfo e dalla Compagnia del Pallone Grosso di Monte San Savino. Apertura sabato 23 settembre, alle 15, alla chiesa della Croce: sarà illustrato il gioco dal XVI al XX secolo attraverso documenti, fotografie e alcuni bracciali d’epoca, veri e propri capolavori di artigianato. Il percorso sarà guidato da un gruppo di storici del gioco che attraverso racconti e curiosità porteranno i visitatori alla scoperta delle radici del primo vero sport nazionale italiano.


Cos’è il il gioco del bracciale?

Di giochi della palla ne è piena la storia dell’umanità: in ogni angolo della terra, dall’estremo Oriente al nuovo mondo, la palla ha accompagnato fin da tempi remotissimi l’uomo nei suoi momenti di svago. Dalle ricerche degli studiosi di sferistica è emersa una peculiarità fondamentale dei giochi della palla rispetto ad altri sport: essi sono stati sempre praticati solo per diletto o per esercizio fisico e mai per scopi militari o paramilitari. Si può affermare, senza ombra di smentite, che la palla rappresenta il simbolo della ludicità dell’uomo. Tralasciando di proposito il suo cammino e i favori di cui ha sempre goduto presso tutte le civiltà antiche e soffermandoci invece sull’evoluzione dei giochi che dalla palla si sono originati, vediamo che dal semplice colpire la sfera con il palmo della mano si passò, nel corso del tempo, a forme di gioco più complesse che richiedevano l’uso di particolari attrezzi. Tra i vari sistemi di gioco quello che, a partire dai primi decenni del Cinquecento, incontrò i maggiori favori fu il pallone grosso, la cui pratica richiedeva l’uso di un pesante bracciale di legno irto di punte, che il giocatore calzava a mo di guanto. Il gioco fece subito breccia nelle corti principesche ove l’esercizio della palla era parte integrante del bagaglio di conoscenze e di apprendimenti consigliati da umanisti e pedagogisti per la formazione del gentiluomo. Dai palazzi rinascimentali, il pallone col bracciale si estese poi nelle piazze e da qui ai primi campi di gioco settecenteschi, per raggiungere nell’Ottocento i massimi vertici della popolarità e la consacrazione di “sport” nazionale. Un lungo percorso che lo convertì da divertimento aristocratico a gioco del popolo e a spettacolo pubblico. Per tutto l’Ottocento il pallone visse un lungo periodo d’oro: folle di spettatori negli imponenti e monumentali sferisteri eretti a Bologna, Firenze, Macerata, Roma, Torino, Milano e in quelli dei grandi e piccoli centri dell’Italia centro-settentrionale; tifo alle stelle per i campioni; odi, scritti, elogi, marmi e lapidi commemorative per i migliori. Una storia intessuta di leggende e di aneddoti, di momenti di alta spettacolarità e di accesa passionalità.  

Nei primi decenni del Novecento, con l’avvento degli sport di matrice anglosassone, per il bracciale iniziò un lento declino, che lo porterà, nel corso degli anni, alla soglia della definitiva scomparsa dalla scena sportiva nazionale. Se questa non avvenne fu grazie ad alcune cittadine delle Marche (Mondolfo e Treia) dove la passione sportiva per l’antico gioco del pallone non si era mai spenta. Da queste realtà iniziò una nuova era per il bracciale che attualmente coinvolge vari centri della Toscana, Emilia Romagna, Piemonte e Liguria, organizzati sotto l’egida della Fipap (Federazione italiana pallapugno) a valorizzare e promuovere l’aspetto culturale, storico e sportivo del “gioco classico degli italiani”.

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...