La storia delle ceramiche San Giorgio in mostra ad Andora

“L’Arte Ceramica racconta la Storia di una Fornace” è il titolo della mostra che inaugura mercoledì 27 dicembre, alle 18, nel Museo Mineralogico Luciano Dabroi di Palazzo Tagliaferro ad Andora, che rende protagonista il sapere antico di una delle Fabbriche italiane di ceramica maggiormente permeate di Storia: la San Giorgio del maestro vasaio Giovanni Poggi di Albissola Marina e fa rivivere un periodo in cui grandi artisti si cimentarono con la ceramica per creare opere celeberrime che hanno fatto delle Albisole il centro dell’universo artistico internazionale.

 

Nel primo Novecento, Albissola è sede mitica di un fenomeno di richiamo di figure protagoniste del mondo dell’arte che non si verifica neppure a Vallauris o a Faenza. Vi si innestano movimenti e artisti. È così che le diverse fornaci iniziano a scrivere una loro fondamentale pagina di storia dell’Arte ceramica a livello internazionale: un’arte fondata sulla creatività e sul rituale di un sapiente, vigile, ininterrotto, lavoro manuale. Nelle sale dell’iridescente Museo mineralogico Luciano Dabroi,  i visitatori potranno ammirare una sequenza di trenta opere d’arte ceramica firmate da ventisei artisti. L’arte ceramica ha una storia antica e quella della Fabbrica San Giorgio di Albissola ha costruito, tramandato, coniugato un sapere manuale a un potere inventivo, diventando patrimonio comune di un gruppo sociale e dando materia, colore e forma all’immaginario collettivo.

 

Sono esposte sfere (Peter Casagrande, Nes Lerpa), giare e vasi al tornio di terracotta ingobbiata, graffita,smaltata (Aurelio Caminati, Milena Milani, Ignazio Moncada, Gaston Orellana, Serge Vandercam), piatti (Italo Bolano, Franco Bruzzone, Eugenio Carmi, Peter Casagrande, Maurizio Diana, Luciano Fiannacca, Angela Giuffrey, Ernst  Heckelmann, Franz Hitzler, Marco Lodola, Giorgio Moiso, Gaston Orellana, Francesco Preverino, Giuseppe Scaiola, Roger Selden, Paolo Valle) una carta di Lucio Fontana, una piastra di Wifredo Lam, sculture modellate, disegnate, incise con grafie e scritture semantiche e asemantiche (Sandro Cherchi, Agenore Fabbri, Oreste Quattrini).

La rimarrà aperta, ad ingresso libero, fino al 28 febbraio 2018, ogni sabato e domenica, dalle ore 15 – 19. Aperture straordinarie per le festività il 28, 29 dicembre 2017 e 1,2,3, 4, 5 gennaio 2018

 

ARTE E CERAMICA AD ALBISSOLA

Ad Albissola fu vivo il Futurismo con Tullio Mazzotti, detto d’Albisola da Filippo Tommaso Marinetti, Nicolay Diulgheroff, il triestino Farfa , Pippo Oriani, Mino Rosso, Alberto Sartoris e Fillia , lo Spazialismo con Lucio Fontana, il Movimento nucleare con Enrico Baj e Sergio Dangelo, la pittura organica, le tavole di accertamento, gli  Achrome, i corpi d’aria, le linee, la Merde d’artiste, con anticipazioni del Concettuale e del Comportamentale con Piero Manzoni, il CO.BR.A con Asger Jorn, Karel Appel, Corneille, Alechinsky, Vandercam, Constant, la gestualità materica di segno cosmico con l’artista aviatore Roberto Crippa, la pittura a metri con Pinot Gallizio, già coinvolto nell’Internazionale situazionista a fianco di Piero Simondo, Debord, Vaneigem, Jorn, i sintomi dell’Informale con Leoncillo, Eva Sorensen, la pittura di segno e di gesto con Giuseppe Capogrossi, Emilio Scanavino, l’Espressionismo surreale con Wifredo Lam, Sebastian Matta Echaurren, Cesare Peverelli, Gianni Dova, le sintesi astratto-formali di Ignazio Moncada. Tutti artisti che collaborano con artigiani e vengono accolti nelle Fabbriche locali.

LA MANIFATTURA SAN GIORGIO – ALBISSOLA

In un lontano aprile del 1958 viene alla luce la Manifattura, oggi storica, San Giorgio, fondata, nel nome dal santo del giorno, da quel giovane creativo, vigoroso e appassionato, come è tuttora, Giovanni Poggi, allora con lo scultore Eliseo Salino e, per un certo periodo, con Mario Pastorino. Albissola,  paese della luce, del colore, della brezza marina, dell’argilla, è il luogo ideale per creare manufatti da essiccare all’aria aperta. Gli artisti percepiscono immediatamente gli stimoli del luogo e della vocazione autentica per l’arte ceramica di questo maestro, insediato, con la sua fornace, in un ambiente che presto diventa un crogiolo di idee, creatività, energie, progetti internazionali. Tradizione, innovazione, continuità, sono i motivi di fondo per cui la Fabbrica del Re del Rosso (selenio), come viene denominato il Maestro Poggi, passa alla storia. Nel periodo delle frequentazioni futuriste, intorno a Tullio d’Albisola, il triestino Farfa dedica a Giovanni Poggi una sua poesia. Se, con un tocco mitopoietico, la scrittrice-ceramista Milena Milani definisce la Fornace di Albissola come La piccola Atene in riva al mare, Asger Jorn, la nomina Fabbrica dei sogni. Invitato nel borgo marinaro ligure da Enrico Baj e Sergio Dangelo nel 1954, Jorn vi si stabilisce, dal 1957 fino alla morte. Nel 1959 vi realizza, con i collaboratori della fabbrica, un mega pannello ad altorilievo per lo Staadtgymnasium di Aahrus.  Era consuetudine – ricorda il maestro vasaio Poggi– chiamarci tutti per cognome, ai banchi di lavoro. Wifredo Lam, altro grande artista – continua – si rifiutava di iniziare un’opera in mia assenza.

È con lo scultore della rabbia, come il poeta Rafael Alberti definisce l’artista toscano Agenore Fabbri, che nasce alla San Giorgio un sodalizio profondo, ininterrotto. Ne scaturisce una produzione di terrecotte policrome, in cui la materia stessa viene dilaniata, straziata, ferita, come organo vivente. Oscillando tra l’Espressionismo e l’Informale, Fabbri da immagine tragica alla feroce lotta tra umanità e bestialità. Nel 1964 entra in Fabbrica Silvana Priametto, abile nel tornio e nel modellato di statuine rinvianti all’iconografia del presepe. Simona, figlia sua e di Piero, fratello di Giovanni, riveste presto il ruolo di storica della Fabbrica accanto al padre attento e rigoroso memorialista e archivista, mentre il giovane Matteo Poggi diventa, a partire dal 1984, il prosecutore dell’avventura ceramica del padre Giovanni. Nel frattempo il team acquisisce, sul versante della decorazione, la preziosa Luisa Delfino. Oggi, a  59 anni dalla sua fondazione, dopo aver eseguito le opere di oltre 230 artisti, la Fabbrica San Giorgio manifesta capacità attrattive, operative, seduttive, tali da costituire un centro di riferimento anche per le giovani generazioni. Alle prime residenze operative di artisti d’avanguardia, storici, come Fontana, Farfa, Gallizio, Milani, Sassu, Cherchi, Dova, Fieschi, Scanavino, Caldanzano, Rossello, Tadini, seguono, negli anni, quelle di Bargoni, Bulloni, Fiannacca, L’Acqua, Laveri, Lodola, Marsiglia, Nespolo, Sturla.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...