La zucchina trombetta, vanto di Albenga, ma cresceva ad Alassio…

Dalla caratteristica forma ricurva a “manico d’ombrello” di colore verde chiaro, la sua polpa ha un sapore così dolce e delicato da poter essere consumata anche cruda. Eleganti e squisiti i suoi fiori: è la zucchina trombetta. E’ uno dei Quattro d’Albenga (gli altri sono pomodoro cuore di bue, asparago violetto e carciofo spinoso) e, in queste settimane, sta cominciando ad arrivare sui mercati e sulle tavole dei liguri e non solo. Proveniente dalle Americhe venne introdotta in Liguria, in tempi remoti, dai marinai liguri. È conosciuta anche come “Succa da Regina” e, come vedremo, con altri nomi.

L’utilizzo del frutto immaturo è una tipicità ligure, in pratica si mangia acerba!  La sua commercializzazione avviene, come per lo zucchino, a frutto immaturo, quando risulta più appariscente (con il fiore aperto, ottimo anch’esso ripieno o fritto), ma anche più tenero per il consumo anche a crudo. Lasciata ingrossare diventa color rame e, tenuta al fresco delle cantine, dura tutto l’inverno insaporendo minestroni e passate, oltre ad essere ottima nelle torte liguri. Deve il suo nome alla forma solitamente allungata del frutto ed al fatto che, crescendo allo stato spontaneo, adagiata sul terreno senza tutori, esso tende a ritorcersi di 360° a mo’ di tromba. Il fatto poi di avere l’apice del frutto ingrossato (in esso ha sede l’ovario) contribuisce ancor più a dare l’idea di una tromba. La “trombetta”, così come la si conosce sui mercati, non è ritorta poiché la sua forma di allevamento più indicata è il pergolato: il frutto crescendo tende ad allungarsi verso il basso e alla raccolta risulta rettilineo o quasi. Il nome, si diceva, da cui si evince la provenienza. E qui arriva la sorpresa. La Zucchina trombetta di Albenga, in effetti, si chiama “Succa d’Arasce”, di Alassio, la città del turismo e delle palme. E proprio dalle palme alassine nasce il nome, almeno secondo il racconto che ne fa Andrea Gallea, professore e agitatore culturale: “Le zucchine venivano piantate accanto alla palme, erano belle come piante, ed erano buone perché i suoi frutti sfamavano”, racconta. Per le “trombette”, insomma, Albenga è una seconda patria, dopo Alassio!.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...