L’Arnasca d’Argento premia una Comunità che cresce all’ombra degli ulivi

Una Arnasca d’argento piuttosto strana, quest’anno, ma anche ricca di suggestioni e buoni propositi. La Cooperativa olivicola di Arnasco e l’associazione Amici dell’olivo, sempre di Arnasco, hanno voluto infatti premiare non un personaggio che si sia distinto nella promozione dell’olivicoltura ligure, piuttosto un territorio, le persone che fanno parte di una Comunità, quella della bassa Valle Arroscia, ma soprattutto di quella striscia di terra di mezzacosta che unisce il mare alle Alpi Liguri.

Quella, per intenderci, che vive sotto il Castellermo, montagna sacra sin dai tempi dei liguri antichi, quelli che dall’Ebro all’Arno avevano colonizzato questa parte di Europa, forse tra i primi in assoluto. E successivamente, Castellermo, era diventato luogo sacro per i celti e poi, via via, per i cristiani. Ancora oggi a Castellermo esiste un piccolo santuario, dedicato a San Calocero, martire cristiano, ma la chiesetta è stata costruita su una precedente stazione di cambio cavalli dei Templari che, a sua volta, era stata costruita su un antico luogo di culto celtico. Sin qui qualche pillola di storia, ma andiamo alla cerimonia di consegna del premio ai sindaci di Arnasco, Matteo Mirone, Vendone, Sabrina Losno, Onzo, Alessandro Bottello. Anima e ideatore, anche di questa edizione del premio, Luciano Gallizia, vero jolly di un territorio che ha nell’olivo, nell’olio, nei suoi significati, sacri e di gusto, la sua peculiarità. Olive particolari, ricche di storia e proprietà benefiche come l’Arnasca, una variazione della pignola, ma con maggiori elementi di salubrità, ma anche olive storiche e di eccellenza internazionale, come la Taggiasca o la Merlina. La cerimonia di consegna del premio, avvenuta dopo alcuni piccoli convegni sul futuro dell’olivicoltura nella valle, con parole di speranza e ottimismo venute da Tomaso Bodini e Nicola Piccardo, giovani olivicoltori che rappresentano il futuro di questa antica arte,  l’interessante intervento di Gianluca Bico che ha raccontato l’importanza del monitoraggio contro la mosca olearia per avere ottimi oli, in pratica, come il vino, la qualità si fa nell’oliveto e poi in frantoio. E ancora l’appassionato e suggestivo racconto di Samuele Cama, un genovese innamorato dei muretti a secco, che dopo aver seguito, una decina d’anni fa, uno dei corsi organizzati dalla cooperativa, è diventato un vero maestro che anche quest’anno ha trasmesso la passione e la sapienza ai giovani che da ogni parte d’Italia sono venuti ad Arnasco per frequentare il corso di muretti a secco, arte millenaria, patrimonio mondiale dell’umanità secondo l’UNESCO, ma anche gli unici muri che non dividono, anzi custodiscono, si prendono cura di un territorio e uniscono una comunità. Come sempre, gran finale di gusto ligure, con gli antipasti e i ravioli della mitica trattoria da Bianca, vera custode delle tradizioni liguri. Splendida, per il secondo anno consecutivo, la quinta dove si è svolta la cena, la terrazza del castello di Bezzo, un vero terrazzo sulla Piana di Albenga, un luogo magico, storico, suggestivo e di grande impatto. Se a tutto questo aggiungiamo la splendida granaccia e lo splendido pigato della azienda vitivinicola Gallizia 1250 e la musica dei Viaggio, una sorta di ritorno al passato, quando, da giovani, molto giovani, si andava in spiaggia e chi sapeva suonare la chitarra suonava affinché tutti i cantassero senza tirarsela più di tanto, il successo è assicurato. Grazie alla Cooperativa olivicola di Arnasco, grazie agli Amici dell’olivo, ma anche grazie ad una comunità che, dopo tanto, sta superando campanilismi e gelosie senza senso e si sta unendo per diventare una vera eccellenza nel settore dell’agriturismo Ligure, senza dimenticare l’Umanità.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...