Le emozioni di un matrimonio in Rwanda nel racconto di Barbara Testa

Seconda puntata dell’esperienza che Barbara Testa e Cristina Tarello, le due alassino/albenganesi stanno facendo in Rwanda, impegnate tra i bambini della missione di Padre Hermann. Oggi Barbara parla di un matrimonio un po’ particolare…

 

Un matrimonio, due cambi di abito, due cerimonie. Il matrimonio rwandese è lungo, complicato ma emozionante. Io e la mia amica Cristina,  siamo state invitate per domenica 9 settembre, al suo matrimonio da una ragazza che ho visto crescere, e che prima era alla missione di Saint Kizito (che aiuto da molti anni). Tutto è cominciato tre giorni prima a Kigali, la capitale del Rwanda, con l’appuntamento dalla sarta per confezionare il nostro vestito per la cerimonia in chiesa. Poi il sabato siamo andate dall’estetista per mani e piedi nuovi. E infine, la mattina del matrimonio, alle 6 eravamo dal parrucchiere per farci sistemare i capelli. La lunga giornata è proseguita con il trasferimento nel luogo della cerimonia tradizionale, un paese chiamato Kabuga, a metà strada tra la capitale Kigali e la missione dove risiediamo ora. Arrivate siamo state ospitate da una famiglia per il cambio d’abito. Il primo è quello tradizionale lungo, molto bello ed elegante, prestato alle invitate di famiglia. Eravamo suddivise tra mamme anziane, mamme giovani e sorelle, riconoscibili dai colori diversi a seconda della categoria. Io e Cristina eravamo le mamme giovani, a scanso di equivoci ci tengo a precisarlo.

Una volta vestite, e finiti i preparativi, abbiamo accompagnato la sposa al centro dello spazio, dove ci aspettavano i parenti, divisi tra quelli di lei e di lui, sistemati sotto due gazebo.  Sono iniziati gli scambi di discorsi tra una famiglia e l’altra, con promesse di doni. Alla fine i parenti hanno accettato questa unione ed ecco che i due ragazzi erano sposati. Conclusa questa parte si è aperto il buffet. Poi tutti a cambiarsi. Con Cristina abbiamo indossato il vestito creato in due giorni, su misura, della stessa stoffa usato per le altre damigelle. Ci siamo poi tutti diretti in chiesa per la cerimonia religiosa. In questo caso era la chiesa degli Avventisti del Settimo Giorno. Canti, balli e promesse matrimoniali hanno concluso questa seconda parte.

Nessun cambio di vestito per la terza parte, ma solo di location. Tutti insieme nel salone di una scuola vicina per il taglio della torta, i balli e la consegna dei regali. Era la prima volta che assistevo per intero ad un matrimonio rwandese. In questi quattordici anni che frequento questo meraviglioso paese ho potuto vedere un paio di matrimoni, partecipando però solo ad un pezzo della cerimonia. In questo ultimo caso ho potuto assistere ai preparativi e a tutto il resto. L’emozione più grande è stata veder arrivare la sposa, con gli abiti tradizionali, con la sua dolcezza, la bellezza e la sua timidezza, mentre andava incontro al suo sposo. Una lingua diversa non ha tolto nulla alla cerimonia, ha  anzi aggiunto un sapore diverso.

Barbara Testa

 

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About the Author

Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...