Le Gallette di Santa Caterina, un dolce tributo di naufraghi e marinai alassini scampati ai pirati

C’è, in Liguria, un grande rispetto per la Sacralità, dei riti, certo, del cibo, sicuramente. Ci sono cibi “sacrali”, ma anche tradizionali, che si innestano tra storiche venerazioni. Ad Alassio il culto di Santa Caterina di Alessandria d’Egitto – come scrive lo storico Antonio Carossino – fu ad opera dei marinai alassini. Per questo motivo e per aver più volte liberato Alassio dall’assalto dei pirati barbareschi, lo stemma della nostra città raffigura sopra la torre S. Caterina incoronata e coperta dal manto regale con la verga del comando in pugno”.

Un rito antico, in cui sono coniugati devozione e cibo, che sin dall’anno mille vede mogli e madri accompagnare la partenza dei propri cari per mare con le gallette “miracolose” che avevano il compito di proteggere i naviganti dalle burrasche. Le gallette venivano distribuite ai fedeli in occasione della festa di Santa  Caterina di Alessandria, come ricevuta di pagamento per l’annuale quota di appartenenza all’omonima confraternita, ma soprattutto un “pagamento” per essere scampati a fortuali, tempeste e vie dicendo. Un semplice dolce rotondo a base di acqua, farina, zucchero e strutto, aromatizzato con semi di finocchio e cotto in forno. Ecco la poesia scritta da Antonio Carossino: “Galletta de Santa Caterina reunda cumme u su,/ dura cumme na pria, benexia dau Segnù./ Faita de farina, d’aigua de so;/  pòvera d’ingredienti, ricca de virtù./ Gioxiu vivente da Santa alesciandrina,

segnau da a roia, da a pòrmura, da a curuna./ Santa cora ai marinai/ che in ti frangenti da burrasca,/ quandu u borcu u l’andesceva a deriva,/ pruntu u mantellò u te lansova a baggnù

seguru du tou interventu”.

Cosa si può abbinare ad un biscotto antico, capace di far rivivere ricordi e  suggestioni?  Difficile dirlo e consigliarlo, anche perchè il finocchietto selvatico rende difficile ogni abbinamento enologico. Azzardo (ma ognuno, in questo campo, può dire la sua)  un passito  di ormeasco, capace di “azzerare” l’acidità del finocchietto selvatico. Poi fate un po’ come vi piace !

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...