Le prime riflessioni di Barbara Testa nella sua nuova avventura in Rwanda

Anche in questa suo nuova avventura in Rwanda Barbara Testa, anima del “ponte solidale” tra la Riviera, Alassio e Alassiowood soprattutto, e l’Africa, affida a liguriaedintorni.it i suoi pensieri. Certo, le difficoltà tecnologiche sono parecchie, non sarà un diario continuativo, ma solo quando Barbara avrà tempo e la possibilità di accedere a computer e wi-fi. Ecco il primo intervento.

Parlare, anche se poco, la lingua di un paese lontano, è un accrescimento personale. Un modo per far capire che si vuole prendere contatto con chi ci sta di fronte, e non capisce la nostra lingua. Così capita anche in Rwanda. Non si può dire che la lingua di questo meraviglioso paese sia facile o comprensibile. Tutt’altro. Però qualche piccola parola si impara tra cui i saluti, che si usano incontrando le persone in strada. Immediata arriva la risposta, e immediato il sorriso che ne segue. Si diventa così amici di persone che si incrociano girozonlando. “Buongiorno, come stai? Io bene e tu come stai?”  è l’inizio di ogni conversazione, o pseudo tale, nelle campagne rwandesi. E poi si chiedono i nomi, si scambiano sorrisi e ci si saluta di nuovo. Accade con i bambini, come con gli adulti che spesso incuriositi si fermano per strada guardando chi passeggia sulla via principale che si inerpica sulla collina, tutta di terra battuta rossa. Qualcuno azzarda qualche parola in inglese, soprattutto i più piccoli che a scuola lo studiano. E così si viene accolti da coloro che si affacciano dai giardini delle case, tutti ordinati e decorati con fiori di vari colori. Bastano pochi termini per avvicinare le persone, un sorriso a corredo, e anche la lingua più incomprensibile come il rwandese non è poi così impossibile da usare.

Barbara Testa

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About the Author

Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...