Le storie in…Chiara raccontano il sogno di due giovanissimi vignaioli innamorati di una vigna ad Orco Feglino

Inizia da oggi una nuova rubrica, fatta di storie ligustiche, a cura di Chiara Giallombardo. Una giovane dottoressa in legge, testarda ed idealista, che ama i libri, la musica, i mercatini dell’antiquariato e la Liguria. La sua prima uscita è da leggere, sia perchè scrive bene, sia perchè c’è tanta ligusticità. Il titolo della rubrica: Le storie in…Chiara.

Scegliere di vivere ed investire in Liguria. È quello che hanno fatto, nel 2017, Sara Polo e Mauro Migliavacca, acquistando un’ antica vigna nel bosco di Orco Feglino e scommettendo sulle potenzialità del territorio ligure: così è nata Terrazze Singhie, azienda vitivinicola biologica e biodinamica. Ma questa è solo la fine –  anzi, un altro inizio – di una storia di sogni e coraggio che merita di essere raccontata fin dalla sua origine, quando Sara e Mauro si incontrano, nel 2012. 

Friulana, di Grado, lei, milanese lui. Sara frequenta l’Accademia di Teatro e sogna una carriera d’attrice, Mauro studia Scienze e tecniche erboristiche e desidera una vita in montagna, lontano dal caos di Milano. Nel 2015, finiti gli studi, partono per un anno sabbatico in Nuova Zelanda, dove, per caso, tramite amici, iniziano la vendemmia in un’azienda improntata al biologico e al biodinamico, per un periodo di tre mesi. Certo, un tempo breve, ma sufficiente perché nei cuori e nelle teste dei due giovani scatti qualcosa. Quell’esperienza nuova, a contatto con la natura, quella visione etica del lavoro e dell’ambiente suggerisce a Sara e Mauro di approfondire la propria conoscenza del settore. Così, con un Van del 1989, si spostano in ogni area del Paese, fino a quando iniziano la potatura in un’altra azienda, dove hanno la fortuna di trovare un proprietario che, felice di vedere due giovani così interessati, s’impegna ad insegnare loro le basi di quello che diventerà il loro mestiere. Per un anno e tre mesi Mauro e Sara girano la Nuova Zelanda spostandosi d’azienda in azienda, imparando sempre più cose ed appassionandosi sempre di più al mondo vitivinicolo. Quello che doveva essere un viaggio di passaggio tra la vita universitaria e la vita adulta si è così rivelato il viaggio della vita, la scoperta non solo di nuovi posti, ma del proprio destino nel mondo. 

Rientrati in Italia proseguono nella formazione, lavorando prima in Toscana, a Montalcino, poi in Sicilia, e, intanto, iniziano a cercare un posto in cui realizzare il loro progetto. Affascinati dal particolare sodalizio ligure tra costa e montagna e convinti che, da un punto di vista vitivinicolo, questa terra rappresenti una bella sfida rispetto ad altre realtà maggiormente esplorate,  da subito la ricerca si focalizza sulla Liguria. Dopo quasi due anni, a Luglio 2017, trovano su internet l’annuncio di un terreno a Feglino e, per Sara e Mauro, è un colpo di fulmine. Quest’ antica vigna posta in mezzo al bosco, la struttura ancora tradizionale in pali di castagno antichissimi, tutto esattamente com’era cent’anni fa, quando, dopo un secolo di coltivazione di grano e di pesche, il terreno è stato impegnato per il vigneto. Sara ha ventotto anni, Mauro ventinove. Il futuro fa paura, ma il sogno prende forma. Infatti, nel frattempo, trovano un vecchio immobile sfitto a Carcare, che ristrutturano per adibirlo a cantina.

Nasce, quindi, nell’autunno del 2017, Terrazze Singhie, dove “singhie”, in dialetto pietrese, sta per “zingare”, in riferimento al tanto viaggiare che, per caso, li ha condotti in Liguria. Il vitigno è Lumassina, così decidono di concentrarsi su questa produzione perché, dicono, è un vino interessante, a volte troppo sottovalutato dai liguri. La prima raccolta è a settembre 2018 e le prime bottiglie di “Lumassina di Bosco” a novembre 2019. Fatica, cura, attesa, pazienza: le caratteristiche dell’Amore per ciò che si fa, a qualunque costo. 

I progetti iniziali sono tantissimi. Ad inizio 2020 aprono la vigna per le degustazioni, iniziano a partecipare alle fiere, vetrina fondamentale per chi opera nel settore, immaginano il vigneto come luogo di cultura, pensando ad iniziative in grado di conciliare il vino e l’arte nel segno della convivialità e della condivisione. 

Tuttavia, appena quattro mesi dopo le prime bottiglie, la pandemia di coronavirus mette in stand-by il mondo ed interrompe, dunque, anche i progetti di Sara e Mauro. 

Sono tempi durissimi, ma ai proprietari di Terrazze Singhie non mancano sicuramente la pazienza e la determinazione. A me non resta che augurare loro il meglio… e un nuovo pick-up! 

Chiara Giallombardo

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...