L’Olio Dop della Riviera Ligure esalta i giovani chef, il primo premio va a Torino con la “benedizione” di Patrizio Roversi

Certo, non sono gli stereotipi ad influenzare il giudizio, ma quello del padano aperto e accogliente, soprattutto se di Emilia (in questo caso al confine, mantovano di origine, bolognese, già un poco guccinianamente Romagna, di adozione), è qualche cosa di più di un luogo comune. E pazienza se Ferrara oggi cambia bandiera (mai visto un sindaco col codino…), se la “grassa e l’umana” stinge la sua rossa bandiera (del resto il figlio del fabbro e Nenni erano iscritti alla stessa sezione, sanguigni, amici e poi fieri e drammatici nemici, magari avere oggi Pietro…, ma non parliamo di politica). Una sega mentale, insomma, per raccontare una serata a Imperia (ok, non parlerò del socialista De Amicis, imperiese doc, come doc è l’Olio della Riviera Ligure, protagonista del post) trascorsa con Patrizio Roversi e la sua simpatica compagna a Villa Roseto, gestita per matrimoni ed eventi da Enrico Calvi, patron di Salvo ai Cacciatori, per una occasione di promozione territoriale di grande valenza come Oliveti Aperti.

Per due giorni, sabato 15 e domenica 16 giugno, ben 32 aziende liguri aderenti al Consorzio per la Tutela dell’Olio DOP Riviera Ligure, presieduto da Carlo Siffredi, hanno aperto le loro aziende a turisti e curiosi. Una iniziativa ideata e promossa dal Consorzio di tutela dell’Olio DOP Riviera Ligure, con la collaborazione della Fondazione Qualivita e il supporto della Regione Liguria per coinvolgere cittadini e turisti all’interno della tradizione dell’olivicoltura eroica ligure. Tralasciamo quel che è successo (un successo!) nelle aziende, tra la costruzione di muretti a secco e la visita a frantoi, musei, uliveti storici. Fermiamoci a Villa Roseto dove il contest “Giovani Chef e Olio Riviera Ligure DOP”, lanciato durante i laboratori di formazione sull’Olio DOP Riviera Ligure tenuti dal Consorzio negli Istituti Alberghieri del nord Italia che hanno coinvolto 2500 allievi ed ingaggiato oltre 30.000 utenti social, ha avuto vincitori e vinti.

.Il primo posto è andato all’Istituto Giovanni Giolitti di Torino, “chef” (tra parentesi, come gli altri a seguire, solo per la giovane età) Corvino, con il suo Incontro tra il pesto alla genovese e il branzino, un piatto dove il giovanissimo chef ha scomposto gli elementi el pesto in una serie di sapori da “attraversare” in bocca, con il finale, gelato all’olio e crumble di taggiasche, da grande scuola.

Secondo classificato, e qui entra in scena la filosofia, la ricerca, la cultura del cibo,  il “sogno di un’oliva”, dolce (oggettivamente più difficile con l’olio protagonista), di grande sapore e complessità gustativa, lo hanno preparato Ferrabue, Di Giacomandrea, Attena e Gnocchi, giovanissimi e appassionati chef dell’Istituto Giovanni Falcone di Gallarate.  Lo stesso Istituto è salito sul podio, terzo classificato, per un altro piatto di grande rilievo, i ravioli ripieni di gelato all’olio Dop Riviera Ligure con crema di zucchine e gamberi in due consistenze, ricetta firmata da Luppi, Moretto, Papasodaro, Squillante e Maran. Piatto che avrebbe meritato qualche cosa in più, ma le chips non erano chips, forse a causa della macca. Quarto posto per il giovanissimo chef Conte del Ciro Pollini di Mortara con il rombo con crema di funghi e fave, quinta piazza per la giovane chef Lorenzato dell’Arturo Prever di Pinerolo con il suo Cake agli agrumi.

Chi arriva ad una finale del genere, in ogni caso, ha vinto, ma soprattutto ha vinto l’Olio di Liguria, Dop, extravergine, ma non si tratta di un arrivo. C’è ancora tanto, ma tanto da lavorare (lo ha detto sabato sera Luigi Caricato, uno dei massimi esponenti della Civiltà dell’Olio) per far conoscere paesaggio, gusto e cultura.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...