L’Ormeasco, il vino che fece nascere il ’68

Donatella Alfonso, amica e giornalista di rango, per molti anni a Repubblica, ha scritto un libro lo scorso anno, dal titolo “Un’imprevedibile situazione Arte, vino, ribellione: nasce il Situazionismo”, il sottotitolo è il racconto di una provocazione artistica nata sessant’anni fa e racconta un giorno di luglio 1957 quando, a Cosio d’Arroscia, sulle Alpi Marittime liguri, nella casa di un giovane pittore e della moglie, sposati da poco, arrivano una coppia di intellettuali francesi e un artista inglese che fotografa tutti, un visionario artista danese, la figlia della più famosa collezionista d’arte americana, un musicista geniale che fa preoccupare la mamma e un farmacista (di Alba, ma con la famiglia originaria di Arnasco, entroterra di Albenga) che si è fatto teorico dell’arte.

 

Sono partiti da Albissola Marina, la “Piccola Atene”, crocevia di artisti e intellettuali in quegli anni di speranze da dopoguerra. In quei pochi giorni nasce, e in un certo senso già deflagra, quella provocazione artistica e culturale che sarà l’Internazionale Situazionista. I protagonisti sono Guy Debord (che con il suo saggio La Società dello Spettacolo sarà il vero papà del ‘68 francese e poi europeo) e Michèle Bernstein, Asger Jorn e Pinot Gallizio, Pegeen Guggenheim e Ralph Rumney, Walter Olmo: tutti ospiti di Piero e Elena Simondo e tutti protagonisti della stagione artistica di Albissola e della sua ceramica. Tutti a costruire una rivoluzione sotterranea che ha infiammato le strade del Sessantotto e la polemica culturale, si è nascosta ma cova ancora.  Sono intellettuali, sono giovani, sono assetati di vita, cultura e…vino. E cosa trovano a Cosio d’Arroscia? L’Ormeasco, all’epoca un vino in damigiane, servito nelle osterie. Ne bevono così tanto che l’oste del paese deve scendere a valle, a comperare altre damigiane, che quelle che aveva in cantina sono finite. La morale? L’Ormeasco fa bene anche alla mente!

Di Situazionismo e ormeasco se ne parlerà domenica alle 14,30 a TerraMare con Giorgio Amico, Giorgio Moro, Marco Temesio, Francesca Bogliolo, Stefano Pezzini con il commento musicale (anno incredibile il ‘68) del Cala di radio Bmg.

 

L’INTERNAZIONALE SITUAZIONISTA SECONDO WIKIPEDIA

L’Internazionale Situazionista nasce il 28 luglio del 1957 a Cosio di Arroscia dalla fusione di alcuni componenti dell’Internazionale lettrista, del Movimento Internazionale per una Bauhaus immaginista, o MIBI, del movimento CO.BR.A. e del Comitato psicogeografico di Londra. Programma dell’Internazionale situazionista è il creare situazioni, definite come momenti di vita concretamente e deliberatamente costruiti mediante l’organizzazione collettiva di un ambiente unitario e di un gioco di eventi. Le situazioni vanno create tramite l’Urbanismo Unitario, un nuovo ambiente spaziale di attività dove l’arte integrale ed una nuova architettura possano finalmente realizzarsi. I situazionisti si propongono di inventare giochi di una nuova essenza, ampliando la parte non-mediocre della vita, diminuendone, per quanto possibile, i momenti nulli. Questo il programma d’azione adottato dagli artisti sperimentali del MIBI e dai lettristi al momento di confluire nella neonata Internazionale situazionista. Programma modificato ed ormai abbandonato da tempo al momento della fine del movimento, avvenuta nel 1972 a Parigi per autoscioglimento. Anagraficamente il gruppo dura circa 15 anni, durante i quali si sposterà dal terreno delle avanguardie artistico-letterarie da cui era partito, verso quello più ampio, ma non per nulla alieno, della critica rivoluzionaria. Campo, quest’ultimo, in cui finirono per incontrare e valutare positivamente, le analisi compiute da settori vicini al KAPD (Partito Comunista Operaio), movimento contro il quale Lenin scrisse “estremismo, malattia infantile del socialismo”.

Figure di spicco del movimento, a cui si dovranno la maggior parte degli sviluppi teorici dell’Internazionale, sono il francese Guy-Ernest Debord (autore del testo chiave La società dello spettacolo), il danese Asger Jorn, il belga Raoul Vaneigem e l’italiano Giuseppe Pinot-Gallizio. Concetti fondamentali del programma dell’Internazionale situazionista al momento della fondazione furono il già citato Urbanismo unitario, la psicogeografia, ovvero l’esplorazione pratica del territorio attraverso le derive, e l’idea del potenziale rivoluzionario del tempo libero. Nel 1972 a forza di scissioni ed espulsioni varie, Debord e Gianfranco Sanguinetti si ritroveranno praticamente unici rappresentanti dell’Internazionale, disgustati tra l’altro da quanto avvenuto durante l’ottavo congresso tenutosi a Venezia, invaso da pro-situ. Per questo si deciderà per l’autoscioglimento non prima di aver dato alle stampe l’ultimo scritto dell’Internazionale: La veritable scission dans l’Internationale. 

Una delle più importanti prese di posizione è stata la riflessione sul diritto d’autore: su ogni loro opera (libro, video, volantino ecc.) era specificato che questa poteva essere fotocopiata in pezzi o intera, modificata o distribuita, sempre a patto che ciò non venisse fatto a scopo commerciale.

L’Internazionale situazionista è stata ed è un termine di paragone scomodo per le sinistre “istituzionali” dei vari paesi. I situazionisti hanno sempre attaccato, sin dagli inizi negli anni ’50, i regimi totalitari come quelli sovietico e maoista. Gli attacchi ai regimi a capitalismo di stato dell’est Europa, dell’estremo oriente e non solo, erano formulati con gli strumenti situazionisti dell’analisi marxista. A distanza di 40 anni, quei testi sono stati riconosciuti come classici di analisi marxista. Il paragone scomodo per la sinistra istituzionale è duplice: da una parte per il ruolo cruciale, riconosciuto dagli studiosi del periodo, che i situazionisti ebbero nello scatenare e alimentare il Sessantotto. Il che esprime un giudizio eloquente sul modello di azione politica della sinistra istituzionale, negli anni sessanta ostile ai situazionisti, e spesso ai movimenti in generale; dall’altra per il paragone sulla validità delle analisi teoriche. L’analisi marxista della Società dello spettacolo, così come altri testi di analisi marxista pubblicati dai situazionisti, sono tutt’oggi di grande attualità, e suonano adesso quasi ovvi, quando prima inaccessibili perché troppo all’avanguardia.  Lo storico Timothy James Clark, individua in queste ragioni l’atteggiamento ostile della sinistra istituzionale verso il Situazionismo, di cui cerca di non parlare, o di parlarne riducendolo a movimento artistico.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...