Nella Banca delle Ricette entrano le cuxeie

Le cuxeie di Laigueglia

La Banca delle Ricette, folle idea di Franco Laureri, vulcanico docente dell’Istituto Alberghiero “Giancardi” di Alassio, oggi è qualche cosa in più di una idea, ma un vero e proprio sito dove si sono cominciate a registrare video ricette, alcune quasi sconosciute, alcune storiche, altre che rischiavano di essere perdute, altre ancora tradizionali. Liguriaedintorni.it le vuole raccontare tutte, non solo come si fanno, ma anche come sono nate, la loro storia, la loro tradizione. Cominciamo, in maniera esplosiva, con il racconto di una testimone di quando a Laigueglia si pescavano e si lavoravano le “bughe”, le si friggevano, le si conservavano sotto aceto e le si inscatolavano in latte per essere spedite nelle città del Nord Italia. A raccontare le “cuxeie”, qualche cosa in più di friggitorie, qualche cosa in meno di fabbriche, è Romana Volpe, che all’Alberghiero, assieme a Edilio Boero, e a due giovani studenti dell’istituto, ha raccontato come si preparavano le latte piene di pesce azzurro.

 

“Mi chiamo Romana, sono nata a Laigueglia nel 1937. Come per tutte le ragazze di allora, parliamo dei primi Anni ‘50, le opportunità di trovare lavoro in un piccolo borgo, erano poche. Una di queste erano le due sole cuxeie del paese, dove si lavoravano i pesci pescati verso Capo Mele. Si trattava delle cuxeie Lansa e Tissoni. I pescatori portavano il pesce, le donne lo salavano oppure lo mettevano sotto aceto. Parliamo dei zeri e delle bughe, pesca che si svolgeva dalla primavera a ottobre. Una volta lavorati e preparati, fritti e poi messi in carpione con acqua, vino, aceto e cipolla, i pesce venivano messi nelle latte, con sopra le foto di Laigueglia. Noi ragazze ne abbiamo riempito tante di quelle latte cilindriche. Prima di noi erano state le nostre nonne e le nostre mamme, parliamo degli Anni del dopoguerra, dal 1945 alla fine degli Anni ‘50, quando a lavorare, gomito a gomito, erano mamme e figlie. Come si confezionavano? Si pulivano per bene dalle interiora, si lavavano con cura, senza però levare la testa. Si friggevano in apposite padelle con abbondante olio bollente. Una volta lasciate raffreddare, si mettevano a macerare con aceto bianco dentro alle latte. Qui c’era una persona che, con un tubo di gomma, tirava l’aceto dalle botti, a sera aveva la lingua cotta dall’aceto. Terminato l’inscatolamento eravamo noi stesse a sistemare le latte sui carretti che, tirati a mano, si portavano alla stazione ferroviaria per inviarle alle varie destinazioni del Nord Italia. Il guadagno per tanta fatica? Sinceramente era poca cosa, ma noi ragazze di allora eravamo comunque felici di poter aiutare le nostre famiglie. Credetemi, è un ricordo che ancora oggi mi rende felice”.

Per concludere, dei pesci non si buttava nulla. Gli scarti, infatti, venivano ammassati e portati nelle campagne, utilizzati come concime. A Laigueglia, insomma, tutti sono diventati grandi grazie ai pesci.

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About the Author

Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...