Nocciole e castagne, patrimonio della Riviera

L’aria sta cambiando. L’opprimente “afa cambogiana” (definizione di Achille Pennellatore, sommo previsore di pioggia e sole), sta lentamente lasciando campo alle miti temperature che annunciano l’autunno. Un cambio di stagione che può far scegliere tra una giornata in spiaggia o una passeggiata nei boschi a pochi chilometri della Riviera, per scoprire paesaggi e prodotti sorprendenti.

Come le nocciole, non famose come la tonda gentile delle Langhe o come il “misto Chiavari” del Levante ligure, raccontata ed esaltata in un agile libretto dello storico della civiltà materiale Sergio Rossi, che si possono raccogliere e mangiare in Valle Arroscia, soprattutto tra Vendone e Pieve di Teco, la nocciola da “u cullaru russu”, il collare rosso, più allungate della cugina langarola, ottima per fare il sugo di nocciole (certo, si era gente povera, la carne non c’era, le nocciole la sostituivano per una lunga cottura in salsa di pomodoro ed erbe aromatiche), o per accompagnarle al fegato, assieme alla cipolla.

Ma il vero re dei boschi rivieraschi è il castagno, vero “pane” per generazioni di liguri. I ricci, ancora verdi, riparano dal sole, assieme alle foglie, a chi vuole trascorrere una giornata camminando sui sentieri dei boschi. Sconfitto, una volta per sempre, il cinipede,  temibile parassita che, attorno al 2008, ha invaso i castagneti liguri e messo in ginocchio la raccolta delle castagne e la loro trasformazione grazie alla lotta integrata, le castagne sono tornate di attualità, non solo per il paesaggio, ma anche per l’economia dell’entroterra. I numeri, nelle province di Imperia e Savona, sono da qualche anno in crescita. Nelle province di Imperia e Savona le zone più vocate alla raccolta e alla lavorazione delle castagne (le qualità sono i prestigiosi marroni, siappure in quantità limitata, e la gabbiana, dolce e gustosa) sono la Val Bormida e, nell’imperiese, Castelvittorio, Montegrosso Pianlatte, le Valli Arroscia e Argentina, Carpasio, Badalucco ma anche Sanremo sulle alture di San Romolo. “A Calizzano e Murialdo le castagne seccate nei tecci sono Presidio Slow Food. Il punto è che la castagna dei tecci, che ha un buon valore economico, amplifica le sue potenzialità se lavorata come confettura, come farina per biscotti e paste, come ingrediente per la birra. Come per tutti i prodotti liguri bisogna farli conoscere e promuoverli”, commenta Federico Santamaria, trasformatore dei frutti del sottobosco a Calizzano.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...