“Ormeasco, arte e rivoluzione. Il vino del ‘68”: storia e aneddoti ad Expo Valle Arroscia di Pieve di Teco

Ormeasco, il vino che ha “ispirato” la rivoluzione giovanile del ‘68. Nel 1957, a Cosio d’Arroscia, infatti, arrivarono da Albissola, un gruppo di artisti e intellettuali (tra cui Guy Debord, francese, ispiratore e guru del ‘68 parigino) per festeggiare un amico, Piero Simondo, appena sposato a Cosio con Elena Verrone.

Assieme a lui Michèle Bernstein, Asger Jorn, Pinot Gallizio, Pegeen Guggenheim e Ralph Rumney, Walter Olmo. A Cosio scrivono il manifesto del Situazionismo, movimento artistico e politico che caratterizza gli Anni ‘60 (e ancora oggi ha grande influenza, penso a Carlo Freccero, Antonio Ricci e al suo Striscia la notizia, a Tatti Sanguineti). Arte, politica e vino in quella settimana del 1957. Certo, l’Ormeasco bevuto dai fondatori del Situazionismo è totalmente diverso di quello di oggi. Se all’epoca si distribuiva in damigiane, era il vino delle osterie di Albenga e Imperia (in quella settimana del 1957 addirittura le due osterie del paese scesero a valle per acquistarne ancora, perchè quei giovani avevano terminato tutte le scorte in cantina), oggi è un vino ricercato, eclettico, che si può vinificare in rosso, può essere Superiore, spumante, passito, sciac-e-tra.

Se ne parlerà domani, sabato 28 agosto,alle 10.15, all’Auditorium di Pieve di Teco durante l’ottava edizione di Expo Valle Arroscia. Per Ormeasco Lab, infatti, nell’incontro dal titolo “Ormeasco, arte e rivoluzione. Il vino del ‘68”, racconti e aneddoti con interventi di Francesca Bogliolo (storica dell’arte), Luca Bochiccio (critico d’arte e curatore Casa Museo Jorn di Albissola Marina), Alessandro Carassale (docente universitario e storico del territorio) e Stefano Pezzini (giornalista ed esperto di valorizzazione del territorio). Conclusioni di Paolo Massobrio

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...