Ortovero, i bianchi di Liguria sorprendono tra innovazione e tradizione

Le serate enogastronomiche all’Enoteca regionale a Ortovero sono sempre un’occasione unica per viaggiare attraverso le cantine e i vini della Liguria, da Sarzana a Ventimiglia. Non ha fatto eccezione, sabato sera, la cena dedicata ai bianchi e all’innovazione che tante cantine stanno sposando per fare vini sempre migliori. Gianni Boffredo, sommelier Fisar anima dell’Enoteca di Ortovero e di Vite in Riviera, consorzio di 23 aziende vinicole e 2 olivicole che organizza le serate, ha provato a “far giocare” chi ha partecipato con i piatti preparati da Antonio Setaro, chef sempre più bravo, e tre vermentini che, pur uniti dal nome, sono molto diversi tra di loro.

Cappon Magro della tradizione, Totano Ripieno in salsa di Ciliegino e Tagliata di Tonno crudo marinato agli agrumi. Il piatto principale sarà la Buridda di stoccafisso e Stroscia con il fiordilatte i piatti proposti, in pratica tre antipasti, un piatto forte, la buridda, e un dolce.

I vermentini, serviti dal decano dei sommelier Fisar Gianni Ferlaino accompagnavano i primi tre piatti. Nei bicchieri due vermentini del Levante, Atys de La Ghiaia, La Béttigna, uno del Ponente, il vermentino bio (una piacevole novità) dei Viticoltori Ingauni, tutti del 2018. Senza voler rubare il lavoro agli amici sommelier, ma solo da appassionato, vediamoli da vicino.

Atys, vermentino dove l’innovazione in cantina è forte,  a cominciare dall’affinamento in “uovo Nomblot” in cemento rasato, nel bicchiere si presenta paglierino, al naso profumi di erbe aromatiche, salvia in primo luogo, in bocca entra fresco e morbido, si è sposato perfettamente con il tonno, meno con il Cappon magro che lo ha sovrastato con il forte dell’aceto nella salsina.

Meglio, con il Cappon magro, il vermentino de La Bettigna, vinificato in maniera tradizionale, affinato su fecce fini. Già nel bicchiere ha un colore tendente all’oro, il salmastro sale al naso mescolato ai sentori di frutta gialla, albicocca, in bocca entra cremoso, equilibrato, con forte personalità al punto di tenere testa ad aglio e aceto.

Infine il vermentino bio dei Viticoltori Ingauni, una scoperta. Il colore paglierino chiaro tradisce la sua freschezza, al naso le erbe aromatiche del Ponente si fanno sentire, così come gli agrumi, pompelmo in primis. In bocca è fresco e confortante, equilibrato, si sposa benissimo con il totano ripieno, ma si potrebbe sposare in maniera eccelsa con tutti i piatti di pesce e verdure della cucina ligure.

Poi il Pigato di Tenuta Maffone che ha accompagnato la buridda. Eliana e Bruno sono ormai stabilmente ai vertici dell’enologia rivierasca, e lo dimostrano anche con questo Pigato, paglierino carico nel bicchiere, con ricchezza di profumi di frutta gialla al naso, struttura di grande personalità, note di mandorla, asciutto e persistente in bocca, gran bicchiere, non c’è dubbio.

Concludiamo con l’inizio e la fine. L’aperitivo, una bella bollicina ligure, il Baxin delle Cantine Ramoino, 70 per cento pigato, 30 per cento pinot, secco, con un perlage fine, persistente, sapore accattivante anche per chi ama le bolle straniere. Conclusione con il pigato passito di Sartori, dolce senza essere stucchevole, frutta secca, ma con una nota un po’ troppo alcolica che sale al naso coprendo i profumi.

Serate da ripetere, per far conoscere meglio il mondo del vino ligure, un mondo in grande fermento, capace di grandi sorprese.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...