Personale di Giorgio Moiso da GulliArte

Si intitola “Giorgio Moiso: dipingere la pittura. Un viaggio dagli anni 90 alle opere recenti” la mostra che verrà inaugurata sabato 10 marzo, nel pomeriggio, presso la galleria GULLIarte in corso Italia a Savona. Una personale di pittura e ceramica, di quadri datati dagli anni novanta fino ad alcune opere recenti, con nuove sperimentazioni di pittura e ceramica che interagiscono sulla tela. “Assieme a Giorgio abbiamo deciso di festeggiare il suo compleanno ed il nostro, con questa mostra, che avvolgerà tutti i visitatori con il suo stile, con la materia ed i colori. Note forti che si intersecano, si sovrappongono, si mescolano secondo un ordine noto solo alla mente dell’artista, ma che, lentamente, appare chiaro ai visitatori. In due parole, Dipingere la pittura”. Orario mostra: tutti i giorni ore 11.00 – 12.30 ore 15.30 – 19.30, chiuso il lunedì mattina. Info: 019 812894 – email: info@gulliarte.it

 

Recensione tratta dal libro: SENZA FIATO. Giorgio Moiso e il suo pennello, 2008, scritta da Francesco Dufour

Mare calmo e poco vento, in questo novembre. Dalla spiaggia, se si guarda a sud, l’orizzonte è un taglio su uno sfondo color piombo. Nel capannone della Piral sembra che qualcuno abbia ritagliato la battigia per poi srotolarla in terra, come fosse un enorme tappeto, grigio e morbido. Moiso arriva solo, avvolto in un cappotto blu. Lo sguardo è fisso a terra, sul pavimento di cemento della fabbrica. Quando giunge sul bordo di quella che sarà la opera in ceramica più imponente sembra quasi inciamparci sopra, ma è solo una gag ad uso e consumo dei pochi presenti. Ha chiesto lo stretto indispensabile, in termini di pubblico. Quella di oggi non è una delle sue famose performance, quella che creerà è un’opera da studio, che solo per comodità è stata collocata accanto ai forni che la manderanno in cottura. Mentre si prepara penso alla straordinarietà di ciò che sto per vedere: il pannello è davvero gigantesco, ci sono appartamenti più piccoli!

E’ stato costruito a terra, dentro una cassaforma di compensato alta pochi centimetri assemblata per l’occasione. Innumerevoli pugni di creta sono stati schiacciati uno accanto all’altro fino a formare un immenso pavimento di argilla. Per giorni, senza sosta, controllando con cura che la terra non secchi troppo in fretta. Un lavoro massacrante, da fare in ginocchio “come si faceva una volta” direbbero oggi i nostalgici (delle altrui fatiche)… Pochi minuti e Moiso riappare in abiti da lavoro; scambia qualche battuta ma i suoi occhi scorrono incessantemente la superficie d’argilla. Sembra misurarla, controllarla, sorvegliarla. I secchi con i colori e gli smalti occupano da soli un tavolo, disposti in batteria secondo un ordine che riporta alla mente i trascorsi del Moiso Musicista, il ruolo del batterista jazz che ancora oggi ama interpretare durante le sue performances. Moiso si infila un paio di guanti di gomma e inizia a trasferire i colori in recipienti di varie dimensioni che poi versa sulla superficie d’argilla. Ed ecco che con una serie di gesti fluidi ma misurati inizia a “macchiare” il pannello. Prima le campiture più ampie e poi, in un crescendo di movimenti e di ritmi, gli effetti cromatici più minuti, ad accordare i colori delle aree più ampie.

Per ogni colore un paio di guanti, per non mescolare gli effetti prima del dovuto, per non “sporcare” una tinta con l’altra. Per Moiso l’unico vero strumento di pittura è il gesto, in tutta la sua pura indeterminatezza. Una manciata di minuti e l’opera prende forma ai suoi piedi, lancio dopo lancio, gesto dopo gesto. I colori si intersecano, si sovrappongono, si mescolano secondo un ordine noto solo alla mente dell’artista, ma che – lentamente – appare chiaro anche ai presenti. Il turbinio di colori si ferma, e verrebbe da dire che il Tempo si ferma con lui. L’opera è a un passo dalla conclusione: è il momento più delicato. Moiso impugna una stecca, l’affonda nella creta ancora fresca e inizia a tracciare delle incisioni sulla superficie colorata. Dopo il colore il disegno con buona pace del Vasari… Le incisioni danno un ordine al colore, lo raccordano, lo separano. Ogni gesto rimuove larghe strisce di argilla colorata che l’artista butta con forza ai lati dell’opera: è il momento del “levare”, del togliere…E’ il gesto di un chirurgo, con la ripetitività di un assassino.                                                              FRANCESCO DUFOUR

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...