Pieve di Teco, la taggiasca aiuta salute e turismo

La prima traccia storica del termine taggiasca riferita alla famosa oliva? Attorno al 1750 in un documento stilato a Onzo, bassa Valle Arroscia. E’ solo una delle tante curiosità emerse a Pieve di Teco durante il convegno “L’Olio Extravergine di oliva: pilastro della dieta Mediterranea”, svoltosi domenica 24 febbraio nelle austere ed eleganti sale medievali presso del Comune.

A condurre i lavori il vicesindaco Rosalba Zunino, davanti ad una sala gremita di olivicoltori e appassionati di storie e storia locale. Dopo i saluti di Enrico Lupi, presidente Aziende Speciali PromoRiviere di Liguria, Marcello Scoccia, vicepresidente ONAOO, ha sottolineato l’importanza della qualità dell’olio mentre Riccardo Gandolfo, giovanissimo e appassionato assaggiatore ONAOO, ha parlato delle proprietà organolettiche dell’olio extravergine prodotto con olive taggiasche e legate alle tecniche di assaggio. Poi è stata la volta di Giuseppe Roncallo, docente di Chimica dell’ITIS “G. Galilei”, che è riuscito a rendere interessanti argomenti difficili come la struttura molecolare dell’olio e gli effetti dei vari componenti chimici sulla salute. Brevemente, poi, Stefano Pezzini, giornalista enogastronomico, ha sottolineato l’importanza dell’olivicoltura, dell’olio, dei frantoi per un turismo in forte crescita come quello enogastronomico. Alessandro Carassale, storico, docente universitario, ha poi raccontato la storia e l’importanza dell’olio, come elemento industriale, nei saponifici soprattutto, e per l’illuminazione (solo più tardi diventerà un alimento, e che alimento!) per il Ponente ligure. Nella sola Porto Maurizio, per dire, i frantoi agli inizi dell’800 erano più di duemila, e i liguri erano, di fatto, i monopolisti del commercio di olio nel Mediterraneo. Il convegno si è chiuso con Stefano Pezzini che ha intervistato lo chef Luca Bertora sull’utilizzo dell’olio nella cucina sia di tradizione che di innovazione.

Un plauso ai ragazzi di Rezzo che hanno un sogno-progetto: recuperare gli oliveti abbandonati, creare una cooperativa (avrà il nome di Giare, dal nome del torrente che scende sino all’Arroscia) che, in futuro, potrà anche realizzare un frantoio di comunità. Un progetto ambizioso, non c’è dubbio, ma che dà l’idea del fascino che olio e olivicoltura hanno anche sui giovani.

Goloso il finale, con gli chef Luca Bertora, Simone Rossi, Mario De Marchi e Rebecca Balboni, coadiuvati dagli studenti dell’alberghiero Ruffini-Aicardi di Arma di Taggia, impegnati in un buffet di finger food (compreso un prezioso e stupefacente cioccolato bianco con perla di olio taggiasco all’interno) di altissimo livello. L’abbinamento con i vini è stato curato da uno dei migliori sommelier Ais della Liguria, Augusto Manfredi (giocava in casa, visto che è di Pieve di Teco). A seguire il convegno, oltre al sindaco Alessandro Alessandri, anche Marco Rezzano, presidente dell’Enoteca Regionale della Liguria.

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...