Quel giorno che Maradona (e gli Abbagnale) atterrò all’aeroporto di Villanova d’Albenga

Quel giorno c’ero, cronista al Secolo XIX, all’Aeroporto Panero di Villanova d’Albenga. Era arrivata una telefonata (non c’erano i cellulari, ti chiamavano o a casa o al bar, l’ufficio del corrispondente! “Vieni all’aeroporto, sta atterrando Maradona”, la voce concitata del mio informatore. Salii in auto, all’epoca avevo un vecchio Maggiolone cabriolet, per andare a Villanova dove, nella vecchia sala d’aspetto del Panero c’era non solo Maradona, ma anche i fratelli Abbagnale e Peppino di Capua, campioni olimpici di canottaggio.

La star, però, era lui, Maradona che stava trascinando il Napoli (era il 1986) verso il primo storico scudetto. Non parlava una parola di italiano, ma sapeva come conquistare quel piccolo gruppo di fedeli al dio Eupalla. Non c’erano palloni da calcio, ma solo qualche pallina da tennis, delle sfere, comunque. Abbastanza per un fuoriprogramma, un palleggio che a me parve lunghissimo nell’atrio del Panero. Poi, all’arrivo dei fotografi, Checcucci per il Secolo XIX, Aldo per La Stampa, si mise in posa fuori, nel piazzale, per quelle che oggi si chiamano “foto opportunity”, con in bella mostra, sullo sfondo, il nome dell’aeroporto e di Villanova d’Albenga. Un’epoca senza social (lo so, sembra una assurdità, ma non c’era nemmeno internet e gli articoli o si dettavano o si spedivano col fuori sacco, consegnati al macchinista del treno che li avrebbe consegnati ad un fattorino del giornale a Genova o a Torino), dove la notizia dell’arrivo di Maradona si diffuse solo il giorno dopo, con la pubblicazione sui quotidiani. Da qualche parte, tra quintali di carte e appunti, dovrebbe ancora esserci l’immancabile autografo e la foto con El Pibe de Oro e i fratelloni del canottaggio. Quando oggi, in un post di un amico, ho visto le foto, fatte da Aldo, che ripropongo sotto, mi è venuto un tuffo al cuore. Perchè avevo anche io ho visto Maradona, ma probabilmente perchè mi hanno fatto tornare a quando il vento portava promesse, non come oggi che porta ricordi.

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...