RistorExpo, bilancio tra luci e ombre

Bene, non benissimo. RistorExpo Genova ha chiuso tra luci e ombre. Le luci. Era da anni, dalla fine di Tecnohotel, enorme manifestazione destinata agli operatori non solo liguri di alberghi, bar e ristoranti, che la Liguria aspettava una manifestazione fieristica che facesse trovare l’offerta e la domanda del settore Horeca. Aver avuto il coraggio di portare alla Fiera di Genova espositori di qualità, food e non food, è sicuramente positivo. Le ombre, grandi e piccole, sono tante, dovute soprattutto al fatto di essere una prima edizione in Liguria. Cominciamo dalla promozione, deficitaria, sia nel rapporto con la stampa ligure (sia nel cartaceo che negli online, siti e blogger, in fiera non c’era nemmeno un ufficio stampa, per dire), sia nella visibilità non diciamo in Liguria, ma nella stessa Genova. In stazione nemmeno un manifesto, nessun manifesto lungo le strade del centro. Difficile, anche per i genovesi, venire a conoscenza della fiera. All’interno è mancata, clamorosamente, una zona dedicata alla ristorazione, intesa come un vero e proprio ristorante, una sorta di “Casa Liguria” dove i visitatori potessero pranzare, eppure a RistorExpo c’erano i cuochi della Federazione. Proprio loro, con le esperienze maturate in ambito di fiere internazionali per la promozione della ristorazione di qualità tra campionati, olimpiadi e varie altre come il Bocuse d’or, ne fanno interlocutori indispensabili sia per impegno di energie umane che per apporto di indotto. E come loro i sommelier Ais che avrebbero potuto spiegare prodotti e vini ai visitatori. Poi la disposizione degli stand, invisibili e quindi poco frequentati quelli ai lati. Ombre che, se risolte, possono portare RistorExpo Genova 2019 a traguardi e risultati molto migliori, sia per gli addetti ai lavori che per i semplici curiosi.

 

Condividi su

About the Author

Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...