Savona Medioevale nelle ricerche di Angelo Nicolini presentata in Sala Rossa

Già la dimensione della ricerca offre un primo indizio sulla profondità e analiticità del progetto, quasi milletrecento pagine in due densi volumi, summa di decenni di lavoro di chi ha visto tutti i documenti coevi non solo savonesi ma in decine di archivi italiani e stranieri. Il lavoro di Angelo Nicolini – intitolato Savona alla fine del Medioevo (1315-1528) Strutture, denaro e lavoro, congiuntura, edito da Città del Silenzio Edizioni, con il patrocinio di Società Savonese di Storia Patria e Istituto Internazionale di Studi Liguri – sarà presentato nella sala Rossa del Comune di Savona il giorno 11 maggio, alle 18. L’evento è organizzato da Libreria Ubik e patrocinato dalla Città di Savona. Interverranno Giovanni Assereto (Università di Genova), Furio Ciciliot (Società Savonese di Storia Patria) e Carlo Varaldo (Università di Genova). Di seguito uno stralcio della presentazione di Giovanni Assereto.

 

Dai primi anni Ottanta del secolo scorso Angelo Nicolini è andato via via pubblicando un gran numero di articoli, spesso piuttosto corposi, riguardanti il commercio, la navigazione e le manifatture savonesi nel basso medioevo: articoli nei quali, se Savona è certamente la protagonista, lo sguardo spazia non di rado su orizzonti più ampi. Lo stesso si può dire per una sua solida monografia apparsa nel 2010, Lana medievale, che non a caso reca come sottotitolo L’industria tessile savonese e l’Europa. Una così lunga rincorsa, lo si intuiva, doveva presto o tardi consentire a Nicolini di spiccare un gran salto, cosa che è avvenuta con questo volume, il quale da un lato raccoglie e condensa molti frutti delle sue precedenti ricerche, ma dall’altro le supera nettamente e perviene a un risultato tale da far pensare che, per parecchio tempo, sarà difficile aggiungervi qualcosa e men che mai oltrepassarlo.

La quantità dei temi trattati è impressionante. Se l’indice del libro, molto dettagliato, ci esime dal compito di elencarli minuziosamente, va comunque sottolineato come quasi ogni aspetto della vita della città in due secoli abbondanti– ma in realtà su un arco temporale ancora più ampio – sia preso in esame e sviscerato a fondo: dall’organizzazione del territorio urbano e suburbano ai più diversi aspetti della cultura materiale, dalle varie articolazioni della società alle forme di gestione e di spartizione del potere politico-amministrativo, e all’economia. La quale ultima è senza dubbio la grande protagonista di questo volume in tutte le sue manifestazioni: agricoltura, approvvigionamento alimentare, manifatture, commercio, trasporti, navigazione, armamento marittimo, finanza e credito, meccanismi monetari.

Queste diverse realtà sono state ricostruite e analizzate sulla base di un imponente spoglio documentario: Nicolini ha attinto in primo luogo – come è ovvio– all’Archivio di Stato di Savona (e in subordine a quello di Genova), ma ha scavato con cura anche in numerosi archivi stranieri, estraendone notizie di grande interesse e originalità. Nell’Introduzione, rivendica giustamente tale merito: «tutto il materiale primario su cui questo libro si fonda è di origine archivistica», e «ciò significa che la storia tardo-medievale della nostra città è stata totalmente riscritta, basandola su informazioni di prima mano». In particolare, gli atti dei notai savonesi, grazie alla straordinaria competenza con cui sono stati interrogati, rappresentano la miniera che è stata sfruttata più a fondo e con maggiore successo. Ma la ricerca archivistica è stata continuamente affiancata e supportata dall’esame di una bibliografia vastissima, scelta accuratamente e ben “digerita”, peraltro senza la preoccupazione di mostrarsi ad ogni costo aggiornati e di inseguire qualche metodologia à la page: perché, come nota maliziosamente l’Autore, «uno dei pochi vantaggi del non appartenere al mondo accademico è quello di non dover assecondare le correnti storiografiche del momento».

In realtà questo storico non accademico e per così dire “dilettante” si mostra poi perfettamente in grado di dialogare con i grandi maestri – Fernand Braudel, Carlo M. Cipolla, Raymond De Roover, Giuseppe Felloni, Edoardo Grendi, Jacques Heers, Jacques Le Goff, Roberto Lopez, Federigo Melis, Michel Mollat, Charles Verlinden – e in generale con la migliore produzione dei “professionisti” (…)

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...