Situazionismo, ribellione giovanile, ’68 e Ormeasco: quando un vino fa la storia

“Sempre ebbro, mai ubriaco”: Giorgio Amico, intellettuale a tutto tondo, racconta così, con la definizione di un “amico marginale”, Meinsion, il filosofo “padre” del Situazionismo e del ‘68 francese Guy Debord. Che fosse ebbro, di Ormeasco, gli abitanti di Cosio d’Arroscia, nel 1957, lo avevano capito bene. Quel giovane, all’epoca aveva compiuto 26 anni da poco, era arrivato nel luglio assieme a Michèle Bernstein, Asger Jorn, Pinot Gallizio, Pegeen Guggenheim e Ralph Rumney, Walter Olmo, tutti a festeggiare il matrimonio dell’amico Piero ed Elena Simondo. La loro auto, che aveva fatto il pieno ad Albissola, allora la “Piccola Atene” dell’arte, era arrivata a Cosio e aveva finito la benzina. Doveva essere una gita fuoriporta, finì con una settimana di idee e vino. Debord, mattiniero, andava in osteria prima degli altri, e quando gli amici arrivavano aveva già bevuto almeno due litri di vino, ormeasco, naturalmente.

 

E proprio di Ormeasco, Situazionismo, ‘68 si è parlato a TerraMare, la Festa dell’Olio Nuovo, a Finalpia. Per festeggiare i 50 anni del ‘68 e i 61 del Situazionismo, si sono raccolti attorno ad un tavolo Giorgio Amico, Giorgio Moro (ex sessantottino), Vilma Felisetti (psicologa e femminista), Marco Temesio (produttore con la sua Cascina Nirasca e sociologo), Augusto Manfredi (sommelier Ais e grande conoscitore dell’Ormeasco), Giuliano Arnaldi (antropologo e critico d’arte), Stefano Pezzini (bravo presentatore) con il commento musicale (anno incredibile il ‘68) del Cala della WebRadio Brg. Attorno al tavolo anche Claudio Gandolfo, appassionato conoscitore di storie e sapori ligustici.

Non una tavola rotonda, piuttosto una tavolata di amici dove alto e basso si sono confusi. Tanti gli spunti. L’Ormeasco, per dire, ha una storia secolare che precede la Doc. “Furono i Clavesana a volerlo impiantare, imposero anche delle regole, come la data della vendemmia e della vinificazione. Per i ladri di uva si poteva arrivare anche alla condanna a morte”, ha raccontato Augusto Manfredi. Oggi l’Ormeasco bevuto in quella settimana dai fondatori del Situazionismo è totalmente diverso. Se all’epoca si distribuiva in damigiane, era il vino delle osterie di Albenga e Imperia (in quella settimana del 1957 addirittura le due osterie del paese scesero a Pornassio ad acquistarne ancora, perchè quei giovani avevano terminato tutte le scorte in cantina, dicendo però che le vigne di Cosio, oggi inesistenti, erano tra le più ricercate), oggi, come ha spiegato Marco Temesio, è un vino ricercato, eclettico, che si può vinificare in rosso, può essere Superiore, spumante, passito, sciac-e-tra. “Un vino che piace molto, in Italia e ai turisti, che ha una storia, che racconta un territorio, che si sposa in maniera ottimale con i nostri piatti”, racconta Marco Temesio. E il Situazionismo? E il ‘68? Mettiamola così, c’è chi ne parla bene, c’è chi ne parla male, personalmente consiglio il bel libro di Donatella Alfonso  dal titolo “Un’imprevedibile situazione Arte, vino, ribellione: nasce il Situazionismo”, mentre chi volesse approfondire la figura di Guy Debord, “sempre ebbro, mai ubriaco”, consiglio la biografia scritta da Giorgio Amico. Il format, piaciuto a molti, verrà ripetuto a gennaio ad Ortovero, nella cantina di Claudio Gandolfo e, probabilmente, a Pieve di Teco. Le date prossimamente su questo sito.

 

Condividi su

About the Author

Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...