Slow Food a Fior d’Albenga, le eccellenze piacciono a tutti tranne che ai politicanti

Cosa hanno in comune la cipolla Belendina, la pecora brigasca, l’aglio di Vessalico, l’asparago violetto di Albenga? Nulla, a prima vista, se non che sono eccellenze della Liguria e che, sino a pochi anni fa, erano a rischio di estinzione, con conseguente perdita di biodiversità e gusto. In comune hanno anche l fatto di essere state salvate da un gruppo di agricoltori, pastori, produttori appassionati che, appoggiati da Slow Food, hanno invertito un destino segnato, e oggi questi prodotti sono diventati eccellenze da produrre, valorizzare, capaci di produrre reddito.

 

Ecco, oggi, sabato 4 maggio, in piazza IV Novembre ad Albenga, questi produttori di eccellenze ci hanno messo la faccia, e assieme a loro i tartufai liguri (visto che non solo la Val Bormida, ma anche la Riviera, entroterra, Castellermo o Balestrino, per dire, sono ricchi di tartufi, nero pregiato e bianchetto) e i “ragazzi” del Birrificio 44 di Albenga, hanno presentato le loro eccellenze ai tanti visitatori, turisti e residenti, che hanno calpestato gli antichi basoli del centro storico. Slow Food, Condotta di Albenga, Finale Ligure e Alassio, guidato con mano ferma da Monica Maroglio, ha chiamato a raccolta e i suoi “pards” (scusate la dotta citazione texwillersca) hanno risposto. Così si è parlato di Slow Fish, dal 9 al 12 maggio al Porto Antico di Genova (chi segue questo blog avrà tutte le informazioni utili domani o lunedì), dei Presidi presenti in piazza con i protagonisti, Marco Gagliolo per la cipolla Belendina, Marini e Sasso per l’Aglio di Vessalico Aldo Lomanto per la pecora brigasca, la professoressa Sardo che, nello stand dell’azienda del marito Pietro, diventa la “docente dell’asparago violetto”, ma anche Maurizio Bazzano presidente dei tartuficoltori, e i tre moschettiero della birra “made in Albenga”, Luigino Berra, Paolo Degola e Massimo La Grotteria, che alla spina assume gusti e profumi di grande qualità. E ancora un grande grazie a Francesca Magillo, Guida Ambientale Escursionistica, che ha raccontato come le erbe spontanee, non difficili da trovare o conoscere, siano buone, pulite e giuste (nessuno sfruttamento, questo è certo!) e soprattutto gratis, che in Liguria, soprattutto, non guasta…E ancora, ci voleva un piemontese per dare vita ad un gruppo di acquisto 2.0, nel senso che un portale mette in rete produttori e consumatori per risparmiare, evitare spreco alimentare, arrivare non al chilometro 0, ma al chilometro più vicino, dare vita ad una comunità di produttori e consumatori consapevoli? La risposta è si, Mauro Rinoldi, da Novara ha portato in Riviera L’Alveare che dice sì (www.alvearechedicesi.it) , che con base a Borghetto Santo Spirito, dagli amici dei Vivai Michelini, sta costruendo una rete decisamente interessante.  Ultimi, non ultimi per importanza, visto anche l’interesse del pubblico, lo Show Cooking a quattro mani con Cinzia Chiappori dell’Osteria Del Tempo Stretto di Albenga e Rosa D’agostino del Ristorante Gin di Castelbianco, ricette di grande gusto con i fiori eduli dell’azienda “Ravera Bio”.

Tutto bene? No, nonostante i frequenti passaggi dei candidati alle prossime elezioni comunali, nonostante i proclami dei candidati sulla loro volontà di valorizzare le eccellenze, nessuno, e sottolineo NESSUNO si è fermato un minuto a salutare, a chiedere (non il voto, notizie sui prodotti), a curiosare, ad assaggiare. Forse sono diventato un vecchio brontolone, ma se ti interessa il settore delle eccellenze locali, due minuti per Slow Food li trovi. Ma certo, mi sbaglio io (per inciso, questa non è la posizione di Slow Food, ma solo di chi scrive), forse basta un post per valorizzare le eccellenze e la fatica che c’è dietro…

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...