Spotorno, al Pole Pole la fantasia di Massimiliano Torterolo diventa esplosione di sapore

La prima sorpresa è Spotorno, colpevolmente conosciuta solo per il suo lungomare e per la circonvallazione che l’avvolge. Il suo centro storico, piccolo, accogliente, ben tenuto, con le indicazioni delle vie e i numeri civici in ceramica di un bel blu brillante, danno un tocco di eleganza e calore. Il Pole Pole è, in pratica, una intera piazzetta, completamente circondata da tavolini, sedie e ombrelloni che grazie alla bella domenica di sole sono sold out. Un bar da aperitivi, da piattini, da ristorazione veloce ma di qualità, che al suo interno, però, nasconde una gemma: il Glu Glu by Pole, un ristorante piccolo, una ventina di coperti in totale, che in inverno diventa teatro di serate o weekend a tema enogastronomico guidate da Pier Ravera, sommelier, terza generazione di imprenditoria turistica e Massimiliano Torterolo, chef già detentore di una stella alla Locanda dell’Angelo, ora chiusa, a Millesimo.

 

Ed eccola gemma, tavoli ben distanziati, mise en place minimal ed elegante, circondati da vetrine refrigerate con centinaia di bottiglie, vini liguri in primo piano, ma non mancano etichette nazionali e francesi, una “mania” di Pier, osservati da una monumentale affettatrice Omas rosso sangue di bue che fa subito ambiente famigliare, non…affettato! Ad accoglierci è Pier, assistito da Daniele, vero folletto in sala. Una porta a vetri separa il ristorantino gourmet dal turisticamente trafficato Pole Pole, noi siamo immersi nell’acquario del gusto che comincia con una sorpresa, un cestino di pane alle olive e focaccia fatta in casa. Dov’è la sorpresa? La focaccia, morbida, unta al punto giusto, abbinata ad un grande Franciacorta è una vera tentazione che rischia di riempire prima di cominciare la degustazione! Vince la volontà, ci si ferma, ma solo per fare scarpetta col pane alle olive in una ciotolina riempita di olio novello prodotto dalla famiglia Ravera sulle alture di Spotorno, un blend taggiasca e pinola dolce e profumato. Finalmente entra il primo piatto, triglia di scoglio, carota, curcuma e valeriana all’acciuga salata, il gioco che sorprende è proprio la valeriana, aromatizzata dall’acciuga riesce a dare il sapido sia alla triglia che alle golose cremine di carota e curcuma. Sorprendente, siamo al secondo piatto, il calamaro affumicato, stile bacon, che viene esaltato da una crema di carciofi, una lunga scorzonera (una radice assolutamente da rivalutare) e petali di begonia che in bocca danno un leggero tono acidulo. Un trionfo di fantasia il “Come uno spaghetto allo scoglio”, una crema di patate (no, non è purè, è proprio crema) che avvolge cozze, gamberi e seppie, sopra una nuvola di croccanti spaghetti di riso che, una volta rotti, si ammorbidiscono nella crema di patate. Il menù, siappur codificato, cambia col cambiare del pescato, così il merluzzo nero previsto sulla carta si trasforma in pescatrice con broccoletti, composta di pompelmo e ricotta di capra. La pescatrice avrebbe meritato l’applauso anche da sola, ma unendo l’amarognolo del pompelmo con il dolce della ricotta e la sapidità del broccoletto diventa un’esplosione di gusto e gusti che rimane in bocca a lungo. Almeno sino a quando arriva il dolce, maracuja, cioccolato bianco, salicornia e pop corn di amaranto, dove il dolce del cioccolato bianco stempera l’acidità della maracuja e le palline di amaranto danno una piacevole croccantezza.  In chiusura bugie di carnevale e arance, dolcissime, di Spotorno.

Che dire, Massimiliano Torterolo ha fantasia, cura e conoscenza del prodotto, amore per il suo lavoro e soprattutto grande umiltà e grande bravura. Il binomio con Pier Ravera sembra perfetto, i due hanno progetti e voglia di collaborare ancora, spezzare la coppia sarebbe un peccato!.

 

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About the Author

Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...