Teatro a la carte con la compagnia del Sacco all’Osteria del Tempo Stretto

Antonio Carlucci

Ad avere la carta degli olii, accanto a quella dei vini, sono ormai in tanti, qualcuno, addirittura, propone la carta delle acque minerali e quella dei sali. Una carta con pièce teatrali, però, non è facile da vedere in nessun ristorante. Ci ha provato, con successo, l’Osteria del Tempo Stretto di Albenga in collaborazione con la Libera Compagnia Teatrale dell’Antico Teatro Sacco di Savona.

 

Cominciamo dalla Carta teatrale, che mescola brani immortali a pezzi della compagnia, descritti con termini enogastronomici. I commensali possono scegliere tra “In vino veritas” (approccio alcolico), “Cyrano de Bergerac” (classico brillante), “Confessioni di un contrabbassista” (corposo con brio), “Mentire o non mentire, questo è il dilemma” (allegro), “Luoghi comuni” (agrodolce), “La livella” (meditativo vivace), “Tutto il calcio…alla savonese” (autoctono), “Il capo” (organolettico, volgare ma non troppo). Durante la cena gli attori, Angela Atteo, Guglielmo Bonaccorti e Antonio Carlucci, si sono seduti ai singoli tavoli recitando, con maestria, i brani scelti, sottovoce quelli più intimi, stentorei, udibili da tutti quelli più coinvolgenti. Il rischio era quello di spezzettare la cena o di essere troppo invadenti, pericolo scongiurato grazie alla bravura del trio. Un format da mettere a punto, ma certamente da replicare (non solo all’Osteria del Tempo Stretto), anche in chiave turistica, per aggiungere un tassello al “turismo esperienziale” che tanto è ricercato oggi.

Ma la carte teatrale non deve mettere in secondo piano la carta più importante in un ristorante: il menù. Cinzia Chiappori, la chef e patron del Tempo Stretto, come sempre non delude e stupisce per la sua capacità di avere i piedi ben saldi nella tradizione con uno sguardo, però, alla fantasia e all’attualità, che in questo momento storico, nella gastronomia ligure, significa anche uso dei fiori eduli (in questo caso quelli di RaveraBio). Così un fiorellino e due fili di erba cipollina danno gusto e colore al branda servito come appetizer. Due gli antipasti, carpaccio di pesce spada con insalatina di finocchi e arance, gusto fresco e pulito, e zuppetta di cavolfiore, delicata e suadente, con gamberi saltati, quasi croccanti. Piacevoli le trofie del marinaio, in pratica trofie che quasi si confondono con le listarelle di seppia e di gamberi. L’orata in forma di involtino ha sicuramente conquistato i palati di tutti, grazie anche all’abbinamento con una saporita crema di patate. Dolce grasso e goloso: panna cotta annegata nello sciroppo di rosa della Valle Scrivia, una vera delizia.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...