Un cocktail Bellini alla Begonia? Ad Albenga è possibile

Un Bellini alla begonia, non ci vorrà molto tempo prima di sentire, in qualsiasi bar della Riviera, una richiesta del genere. Un Bellini, cocktail inventato da Giuseppe Cipriani (papà di Arrigo) nel 1948 all’Harri’s Bar di Venezia, unendo pesca pestata e prosecco, ovviamente rivisitato, con succo di begonia è una bollicina Ligure.

Il sogno di un vecchio cronista che ha la Liguria nel cuore? No, una realtà che potrebbe avverarsi prima di quel che si pensi. Da qualche settimana, infatti, RaveraBío, una corazzata nel settore dei fiori eduli, guidata da Marco Ravera ad Albenga, ha unito le forze con la moglie Silvia Parodi, titolare dell’agriturismo il Colletto di Campochiesa di Albenga. Così sono nati prodotti innovativi, buonissimi, capaci di dare un ulteriore impulso ai fiori eduli, i fiori cioè che vengono utilizzati dagli chef non per abbellire i piatti, ma proprio per il loro gusto e i propri odori. Dopo essere finiti nelle cucine di chef stellati, o comunque di grande prestigio, i fiori eduli sono finiti in bottigliette e vasetti. L’esperimento di Silvia e Marco sta ottenendo un grande successo. La begonia trasformata in succo, bevuta fresca, allungata con l’acqua, è un ottimo dissetante grazie alla sua acidità unita alla dolcezza. Ma nell’esperimento fatto con il Piganò (bollicina di Pigato) dei Viticoltori Ingauni ne è venuto fuori un aperitivo, sulla falsariga del celeberrimo Bellini, decisamente interessante, soprattutto per i palati che preferiscono una bevanda tendente al dolce, zuccherina e non troppo forte come gradi. Accanto alle bottigliette di succo di begonia, il 20% del totale, una percentuale decisamente elevata, Silvia e Marco, al Colletto, hanno messo in produzione una linea di confetture e frullati dove la frutta del sottobosco, fragole in primo luogo, si abbina ai fiori, begonie, in primo luogo, ma anche rose e altre ancora. Confetture che ben si abbinano a formaggi di pecora brigasca, ma certamente non deludono in una colazione classica, con caffellatte (o cappuccino) e pane tostato. Il gusto è decisamente ligure, d’altra parte i fiori, nella cucina regionale, non sono mai mancati, a cominciare da quelli di zucca, utilizzati per diventare favolosi ripieni, per proseguire con i petali di rosa della delle valli genovesi, utilizzati per sciroppi e confetture, continuando con i fiori di salvia, quelli di sambuco, di arancio e tanti altri ancora, entrati a buon diritto nelle cuciniere genovesi del passato e purtroppo, oggi, dimenticati. Fortunatamente, si va verso una riscoperta delle tradizioni sapienziali. Bravi Silvia e Marco che, puntando sul biologico e sulla biodiversità, stanno rilanciando e valorizzando i fiori che, possono voler dire ti amo in un bouquet, ma anche in un piatto cucinato con amore…

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...