Un Mare di Champagne ha sommerso Alassio

Un evento nato per gioco, da una idea, una intuizione, di sette ristoratori alassini che avevano appena dato vita ad un consorzio, Macramè, antica lavorazione a tombolo per i pizzi di Liguria, con sottotitolo Dire, Fare, Mangiare, per promuovere la cultura del cibo e delle eccellenze. Sette ristoratori, Caffé Roma, Gabbiano, Lamberti, La Prua, Scola, Viola, Chef Viglietti che come primo evento diedero vita alla prima edizione di Un Mare di Champagne, un’occasione di incontro tra le più prestigiose Maison e gli operatori italiani della ristorazione e dell’accoglienza, gli appassionati, i sommelier, la grande stampa per conoscere e apprezzare questo grandissimo vino ma anche per accendere un faro su Alassio.

 

Nasce così, 2012, la prima edizione di Un Mare di Champagne che, anno dopo anno, cresce e si consolida affermandosi come l’evento più importante nel panorama italiano interamente dedicato allo Champagne. Chef stellati, eccellenze del territorio, classe e tanti calici dei più prestigiosi Champagne del mondo. Pur mantenendo le singole peculiarità ed unicità, il Consorzio Macramé si muove come un’entità unica, svolgendo una vera e propria attività di marketing e di promozione turistica, con un occhio di riguardo, ovviamente, al food & wine. Oggi, arrivato al termine della settima edizione, si può dire che Un Mare di Champagne non solo non è un “gioco per ricchi”, ma un vero e proprio evento attrattivo, una iniziativa in grado di richiamare pubblico, di nicchia, certo, da tutto il Nord Italia e dalla vicina Francia. Il cambio di location, sulla nuova terrazza del Grand Hotel Diana (a proposito, la cucina, a vista, è qualche cosa che da sola merita una visita), ha probabilmente fatto bene alla manifestazione che, stando alle prime stime, ha superato i record numerici degli anni scorsi, potendo contare su spazi più ampi e ariosi. I numeri, si diceva. Oltre 200 etichette in esposizione, proposte da 64 tra Maison e Vigneron, accompagnati negli assaggi dalla competenza dei Sommelier FISAR. Dodici gli “street food”: Alfieri Specialità Alimentari con i ravioli del plin ripieni di borragine; Balzola con i Baci di Alassio; Biondi, gelato artigianale allo champagne; Brozzi il re del culatello; Calvisius, lo storione e il caviale dal lago di Garda; Granda Freschi, i migliori baccalà dal nord dell’Islanda; Maidaitaly Conserve, l’arte di conservare; Patatas Nana, semplicemente patate; Regina dei Sibillini, la pasta di montagna, Riso Margherita, il risotto Carnaroli, il riso italiano dal 1904; Selecta Porto Santo Spirito con le seppie del Mar Mediterraneo; Sushi di Bra, la salsiccia di Bra di solo vitello; Upstream, il salmone delle isole Faroe.

Tanti, tantissimi, gli operatori del settore food che hanno fatto assaggi, stretto rapporti, ipotizzato collaborazione, dagli chef Manuel Marchetta, Piero Bregliano, Mario De Marchi (non citiamo i soci del Consorzio Macramè, ovviamente), ai critici enogastronomici come Virgilio Pronzati, Claudio Porchia, Roberto Mostini, Iacopo Fanciulli, Dario Sabatelli, a produttori di bollicine italiane come Ennio Bertolotto (La Vecchia Cantina di Salea). I numeri definitivi ad un altro post, al momento solo complimenti a Macramè, al presidente Massimo Ferrara e alla segretaria Barbara Porzio, i front man and woman, ma la fatica ha coinvolto tutti i soci.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...