Una cena gourmet all’insegna del Peperone di Carmagnola…con un oste abusivo…

Lo dichiaro prima: sono di parte, molto di parte, nel senso che oltre ad essere stato, ignobilmente, insignito del titolo di “Peperone Ambassador” a Carmagnola, più per conoscenze che per effettivi meriti, ho approfittato del ruolo per entrare in una cucina seria (dopo della mia esibizione mi sento di chiedere sino a quanto seria?) a far finta di essere uno “chef” proponendo, ad un pubblico pagante, anche una mia ricetta. Alla fine è andata bene, tutti soddisfatti gli avventori, tutte soddisfatte le cheffe vere, Cinzia Chiappori, patron dell’Osteria del Tempo Stretto di Albenga, e Lorenza Giudice, cheffa, fotografa di food, blogger di “anchesenza”.

L’occasione per scrivere, una volta tanto, un post personale arriva dalla serata dedicata dall’Osteria del Tempo Stretto al Peperone di Carmagnola, coinvolgendo tre “Peperone Ambassador”, Cinzia, Lorenza e chi scrive. L’appuntamento operativo è per le 18. Arrivo puntuale, così come Lorenza, ho esperienza di cucina (però popolare, non gourmet), e quando entriamo nel laboratorio del Tempo Stretto mi rendo conto che “non è cosa”. Lorenza ha portato cucchiaini piegati per il suo uovo peperino, Cinzia ha le sue preparazioni e i suoi tempi, io ho solo il mortaio della bisnonna (ovviamente mai conosciuta, all’epoca si lasciava prima la vita, ma dalle venature so di essere di marmo di colonnata, ruvido, al contrario di quello di Carrara) e un pestello di legno di pero, leggero e consistente, con un “taccone” messo da mio nonno per chiudere una vena che si era allargata non so quanti decenni or sono. Mi servirà per fare la tapenade, salsa ligure-provenzale, “mamma” del patè di olive. Si chiama tapenade perchè il cappero, protagonista del pestato, si chiama così in Provenza. Poi ci vuole aglio (di Vessalico, sa vans sans dire), olive taggiasche, acciughe, aromatiche, olio di gomito. Natalia, la sous chef di Cinzia, è bravissima ad impiattare, Lorenza è un vulcano per quel che riguarda l’estetica (ma dimostrerà anche di essere capace di lavare piatti e forchette senza nessun tipo di supponenza, chapeu!), Cinzia per quel che riguarda la tempistica. Arrivano gli amici a cena, 34 persone (non male, direi), Massimo, maitre e maestro di sala, vola tra cucina, giardino, sala interna, Miranda, figlia di Cinzia, consiglia vini e racconta i piatti, nessun piatto ritorna pieno, un segnale che la dice lunga sulla validità dei piatti. Merito del peperone di Carmagnola? Può essere, ma merito anche dell’alchimia che nasce tra persone, del divertimento che anche in una piccola cucina può nascere. Per ultimo, Cinzia, Lorenza e chi scrive, in un modo o nell’altro sono associati alla Federazione Italiana Cuochi. Che sia un caso?

Il menù era questo: Uovo peperino; Peperone grigliato con bruss e tapenade; Involtino di peperone senza spreco; Risotto peperoni e burrata; il Branda va in Piemonte; Cassata ligure con canditi di Carmagnola; Crostata di peperoni.

Le foto sono di Claudio Porchia, amico, vulcanico organizzatori di eventi, capace di sposare Liguria e Piemonte a tavola, ovviamente presente per criticare (non lo ha fatto, significa che andava tutto bene…almeno spero). Un saluto a Donatella Alfonso, collega, amica, amante del “bruss”, compagna (politicamente), che sabato prossimo farà un scelta di vita ad Alto con Tirreno, l’uomo della sua vita…Auguri, nel nome bruss, del peperone, di Felice…

 

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About the Author

Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...