Una giornata di festa con le ciliegie di Castelbianco

Il cestino vincitore

Ok, le ciliegie di Castelbianco sono salite sull’Arca di Slow Food, una eccellenza del territorio potrà diventare un traino per l’economia di una vallata dell’entroterra. Ok, c’è stata una serata gourmet da Gin dove le ciliegie sono state protagoniste di piatti raffibati firmati da Rosa D’Agostino. Però…

Però le ciliegie di Castelbianco sono anche (sino ad oggi soprattutto) protagoniste di una delle più antiche sagre della Riviera (vabbè, dell’entroterra), che riesce a coinvolgere un intero paese (quello che si vede transitando sulla provinciale verso il Piemonte è solo una piccola parte) diventato in pochi anni un punto di riferimento per free climber italiani e stranieri, dove sono nati una decina di b&b sempre pieni di turisti, dove i sentieri sono segnati e puliti, dove le frazioni sono state trasformate in bomboniere. E non solo Colletta, ormai metà vip di intellettuali e professionisti europei, ma anche Veravo, Vesallo e via dicendo. In pratica la parte più alta del paese. A “tirare” anche i suoi ristoranti, Scola e Gin prima di tutti, ma anche Ca’ du Ricci, agriturismo con prodotti (farine comprese, ma questo sarà il tema di un prossimo post) a chilometro zero, o Ferruccio che, tra i primi, credette nell’abbinamento agricoltura di entroterra, turismo e sapori del territorio.

Ecco, la sagra delle ciliegie che si è svolta sabato 2 e domenica 3 per la cinquantacinquesima volta. Una sagra di tradizione ma a misura d’uomo, nel senso che non ci sono file chilometriche per arrivare a piatti che, come bontà e tradizione, meriterebbero ben altro che la plastica, così come i vini della cantina De Peri di Ranzo (ottimi vermentino, pigato e sciacchetrà di Pornassio, ma valido anche il rosso da tavola), meriterebbero il vetro. Ma una sagra è una sagra è deve poter trasgredire, per obbligo di legge, la legge del buongusto. Andiamo avanti. I piatti. Buoni, e non poteva essere altrimenti, i ravioli del raviolificio Plin, ma il meglio del gusto e della tradizione si scatena in alcuni secondi: capra e fagioli (ricetta del mitico Ferruccio) di grande sapore e senza nessun sentore di “bestin”, trippa alla ligure e, innovazione di grande suggestione, filetto di maiale con un ridotto di ciliegie che qualcuno scambia, per via del colore, per cipolle di Tropea. Un agrodolce, insomma, che sposa l’eccellenza di Castelbianco in un nuovo piatto, merito di Giuseppe Marchese, “spadellatore” per passione e vocazione. Si mangia mentre in una zona del grande parco si gioca a calcio-freccette, dove Marco Dottore (sì, proprio il folletto dell’agenzia alassina Eccoci) fa tirare ai più piccoli (poi toccherà ai padri) dei palloni ricoperti di velcro su un grande bersaglio (ma proprio grande…) in velcro. Il pallone calciato viene “bloccato” in uno spicchio numerato, vince chi fa più punti, come le freccette. Sembra facile…

Quest’anno, dopo alcuni anni di pausa causa umidità e scarsità di ciliegie, è tornato il concorso “Ciliegia d’oro” per premiare la produzione del paese. Undici i partecipanti che la giuria ha valutato per bontà delle ciliegie e presentazione del raccolto. Il lavoro dei giurati, capitanati dal sindaco Valerio Scola (tra i giurati il sindaco del vicino Comune di Nasino Claudio Tessarin, il presidente della Croce Bianca di Albenga, il mitico Dino Ardoino, il segretario comunale di Castelbianco Vincenzo Trevisano e chi scrive, Stefano Pezzini), è stato difficile, tutte buonissime le ciliegie (alcune più di altre, ma di poco poco), così la presentazione è stata importante per la vittoria, andata a Manuela Ricci, non solo produttrice ma anche presidente del Consorzio irriguo e delle ciliegie.

Prossimo appuntamento a Castelbianco il 7 e l’8 luglio quando la sagra avrà protagonista il fritto misto di campagna, ma non mancheranno i piatti della tradizione.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...