Una pala d’altare del ‘600 arricchisce la chiesa dell’Assunta Santa Maria del Bosco a Stellanello

Dal 5 all’8 luglio, presso il Santuario della Visitazione di Stellanello, località Santa Maria del Bosco, si terrà la tradizionale Festa della Visitazione, animata da celebrazioni religiose, gare campestri e soprattutto degustazione di prodotti e piatti tipici liguri.  Oltre alla festa religiosa, da anni punto di incontro e di valorizzazione dei borghi e organizzata dagli abitanti con grande impegno e risultato, quest’anno il programma sarà arricchito da altri due appuntamenti. 

Sabato 6 luglio, alle ore 17.30, presso la Chiesa di Nostra Signora Assunta – Santa Maria del Bosco, si terrà la presentazione al pubblico di un importante dipinto che viene ad arricchire il patrimonio artistico della parrocchia. Si tratta di una pala d’altare di un artista genovese del Seicento, Gio. Lorenzo Bertolotto (Genova, 1646-1720) raffigurante Agar e l’angelo, proveniente da una collezione privata e donata alla chiesa. In occasione di questa festa così importante per il borgo, domenica 7 luglio, nel tardo pomeriggio, sarà inoltre presentata la ricerca sulla borgata di Santa Maria del Bosco, la “Cappella Soprana” e dedicata alla chiesa ma soprattutto alla storia agricola, sociale, abitativa e culturale di Berghi, Ciantà, Castello, Ciccioni, Costa da Ca, Duranti e Montanari. 

Il progetto, nato dall’idea di Paolo Montanaro che lo ha promosso, e realizzato da Alessandro Giacobbe (che ha scritto l’interessante storia che, di seguito, proponiamo), confluirà in un volume stampato e presentato durante la prossima per la Festa della Visitazione, nel 2020. L’obiettivo è recuperare e riscoprire le radici storico culturali di Stellanello e delle sue genti: infatti solo con la conoscenza della storia, si può continuare il recupero di questi luoghi, per restituirgli una nuova vitalità.

Storia locale: essere valorizzati da un territorio. Il progetto per Santa Maria del Bosco, la “cappella soprana”

Stellanello è un comune della Liguria occidentale che presenta diverse particolarità storiche. Non è stato “genovese”, ma legato a signorie diverse, dai Del Carretto ai Doria, poi Doria Pamphilj Landi e infine è rientrato nel Regno di Sardegna, dunque sabaudo. Uno spazio molto ampio, non distante dal mare, ma vero snodo di viabilità tra costa e Alpi liguri. Ai margini di percorsi storici utilizzati da centinaia, migliaia di anni. Percorsi di pastori, di viandanti, di commercianti, di artigiani, di idee. Stellanello, una Comunità complessa formata da un gruppo di Comunità: le cinque “cappelle”, che compaiono nel tempo, da quelle presenti negli Statuti del 1303 alle sei individuate dalla statistica ottocentesca. Santa Maria del Bosco è una di queste. Lo studio intrapreso vuole raccontare il territorio di questa “cappella” o Comunità, individuando le caratteristiche proprie, sovente sorprendenti rispetto al pensiero comune che oggi vede la Liguria come “solo mare” o poco più. È una Liguria inattesa quella che si compone di fronte alla visione dello studioso. Una Liguria che non è stata ancora indagata. I temi forti della ricerca e del racconto sono molti. In primo luogo la definizione dello spazio di Santa Maria del Bosco, i suoi rapporti con la grande storia che ne condiziona i passaggi e i doveri degli abitanti poi la coscienza di sé: come è stata definita, nel tempo, questa Comunità ? Si indaga l’organizzazione umana sul territorio, la presenza degli insediamenti, la loro quantità di abitanti in rapporto alle famiglie o, meglio “parentele”, dando spiegazione dell’origine di nomi, del rapporto tra insediamenti e viabilità, della tipologia degli abitati, delle case, degli interni delle stesse, dei patrimoni dei singoli abitanti, soprattutto grazie alla documentazione abbondante di trecento anni fa. E poi si indaga l’uso del suolo, attraverso i catasti, da quello completo, settecentesco a quello imperiale francese, il famoso “napoleonico”, accuratamente conservato a Torino. Si apprende di una complessità e diversità delle colture e degli allevamenti, pensando al recupero della memoria, proponendo indagini per una nuova proposta di impiego del territorio che guardi ad un passato in cui il prodotto è anche storia da raccontare e dunque valore aggiunto. Si comprende quanto fosse ricca la Comunità, spezzettata in molti nuclei abitati, ricca quel tanto che bastava non per una vita agiata, ma per avere case abitabili, investire nelle attività produttive, nella condivisione dei mezzi o degli animali da lavoro e da macello, nel procurare una dote importante alle figlie, nel pensare alla salvezza eterna, propria o dei propri cari. E nell’identificarsi negli edifici e nelle Istituzioni sacre, a cui molto è stato dato nel tempo, e purtroppo tolto da ignoti con furti mirati. La ricerca in merito all’architettura e all’arte sacra sul territorio rende ragione degli sforzi degli antenati. I quali credevano, fermamente, in una identità religiosa, che diventa anche poi identità di Comunità, di famiglia, di lavoro e di sfida costante con la Natura. 

 

CHIESA DI NOSTRA SIGNORA ASSUNTA SANTA MARIA DEL BOSCO, STELLANELLO UN DONO PER SANTA MARIA DEL BOSCO         

 

Agar e l’angelo di Gio. Lorenzo Bertolotto Presentazione del dipinto

Il dono di questo dipinto nasce dall’amore per un paese, per le sue radici, là dove la storia personale smette di essere la vicenda di un solo individuo e diventa parte della storia di un luogo. Al centro di questo gesto c’è il legame profondo, coltivato già dall’infanzia per una terra che ha dato origine alla propria famiglia, e il desiderio di restituire un po’ della bellezza di cui si è goduto, e far sì che anche altri possano amarla e riconoscerla. Donare un dipinto ha molti significati: implica lasciare un segno della propria presenza ma anche, attraverso ciò che raffigura, raccontare una storia per tutte le persone che, per gli anni a venire, la vorranno ascoltare. Un’opera d’arte unisce insieme l’armonia delle linee, dei colori con i gesti e i sentimenti che a questi danno vita. E’ un atto d’amore per la chiesa di Santa Maria del Bosco, la “cappella Soprana” dedicata alla Vergine, il centro religioso che riuniva e riunisce in sé gli abitanti delle borgate nate intorno a lei durante i secoli passati e che a prezzo di grandi sacrifici hanno voluto renderla bella, unica, la ‘loro’ chiesa, e dove  riconoscere il senso della propria esistenza. Abbellirla di dipinti, di suppellettili d’argento, di tessuti preziosi era un modo per manifestare il proprio orgoglio e l’attaccamento ad un territorio difficile, faticoso, ma anche, nel tempo, generoso con i suoi abitanti. Anni fa un furto portò via tutto quanto era fino ad allora stato donato ma non è riuscito ad intaccare la grazia e l’armonia della piccola chiesa. Il dono di questo dipinto nasce come un omaggio a quanti ancora le sono rimasti vicini, che ogni giorno la curano, ne riparano le ferite e non hanno mai smesso di sentirla il cuore di questi luoghi. 

 

La vicenda

 

La   storia   di Agar   e Ismaele   è narrata nella   Genesi (16,1-25,12).   Abramo e Sara, anziani   e sposati da tempo, non avevano avuto figli; poiché Sara desiderava comunque dare una discendenza al marito, gli concede   in moglie la schiava egiziana Agar così che il figlio nato dall’unione con la schiava sarebbe diventato figlio di Sara. Quando la giovane rimane incinta di Ismaele, iniziano i contrasti tra le due donne, e quando Sara, darà miracolosamente alla luce Isacco, farà allontanare la schiava e il figlio per non dover suddividere l’eredità paterna. Abramo dapprima esita, poi ricevuto un messaggio da Dio, accompagna la giovane donna e il figlio fuori dalla casa, munendoli di un otre di acqua e di pane. Perdutasi nel deserto, e esaurite   le provviste Agar, disperata, temendo di morire, accomoda sotto un cespuglio il figlio ormai stremato dalla fatica, e si pone ad una certa distanza per non doverne osservare la sofferenza. Ed ecco che Dio, udito il pianto del ragazzo e della madre, risponde inviando un suo angelo che indicherà ad Agar dove trovare una fonte; inoltre confermerà la fiducia di Dio preannunciandole che da Ismaele avrà origine una prestigiosa stirpe. 

 

Su Gio. Lorenzo Bertolotto

 

L’autore del dipinto è Gio. Lorenzo Bertolotto (Genova, 1646 – 1720), un pittore genovese attivo tra la seconda metà del Seicento e il secondo decennio del Settecento. Proviene da una famiglia di pittori e dopo un apprendistato presso il padre, viene inviato a perfezionarsi da Gio. Benedetto Castiglione detto il Grechetto, artisti tra i più famosi a Genova del periodo. Gli storici elencano diverse sue opere, osservando che molte se ne conservano “nelle case private, e ne’ palazzi dei particolari, più che in pubblico”, sottolineando un rapporto privilegiato che l’artista ebbe con collezionisti e famiglie della nobiltà genovese tra cui i Durazzo, per i quali dipinse quello viene definito il suo capolavoro, Il ricevimento di Agostino Durazzo, ambasciatore dei genovesi alla corte di Maometto, opera che è ancora dispersa. Durante la sua vita si era dedicato a realizzare dipinti per le   chiese e gli oratori liguri a partire dalla Decollazione di San Giacomo (1666) già nella chiesa genovese di San Domenico, per poi partecipare al grande progetto per decorare l’oratorio di San Giacomo della Marina dipingendo Teodomiro vescovo d’Itria che ritrova le spoglie di San Giacomo (1720), pochi anni prima della morte.

 

Lettura del dipinto e significato

 

La storia di Agar e Ismaele è raffigurata nell’attimo in cui Dio, ascoltate le suppliche della donna, risponde alla sua richiesta di aiuto. Nel buio di una notte con bagliori di luce in lontananza, Agar è nel deserto, con lo sguardo colmo di disperazione; accanto a sé ha adagiato il figlio Ismaele, in attesa della morte, protetto dal braccio della madre; ai piedi, l’otre dell’acqua ormai vuoto. Ecco che in alto compare un angelo, giunto a portare la salvezza divina; con le ali spiegate indica alla giovane il luogo in cui trovare la fonte d’acqua per  dissetare se stessa e figlio. Il quadro è stato dipinto durante la maturità dell’artista, tra il 1685 e il 1690, utilizzando un linguaggio barocco che mette in rilievo i gesti teatrali e coinvolgenti, con forti contrasti di luce ed ombra che rendono la scena molto drammatica. Il tema, preso dalla Bibbia, pone l’attenzione sulla misericordia di Dio, sempre dalla parte degli sconfitti, di coloro che vengono schiacciati dai trofei dei vincitori e condannati all’emarginazione e alla dimenticanza. Agar è una donna perdente e vinta, ma una donna che, grazie a Dio che veglia su di lei, vede la sua vita capovolta, da storia di morte in storia di vita, perché Dio le assicura che da suo figlio, figlio di schiava, nascerà un grande popolo. Nella storia di Agar, rifiutata da Sara e da Abramo ma accolta e protetta da Dio, si mostra come il suo amore sia singolare e anche universale. Egli ama ciascuno personalmente, nella sua realtà individuale ma si estende su tutti gratuitamente, senza distinzioni e senza preferenze. “Il Dio della Bibbia che ama Israele è un Dio che, attraverso l’amore per Israele, rivela il suo amore per tutti. Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe è anche il Dio di Ismaele di cui ascolta il gemito. Dio, per la Bibbia, non ha preferenze. Se non per chi, come Agar e suo figlio, è derelitto”.

DATI 

Chiesa di Nostra Signora Assunta, località Santa Maria del Bosco, frazione Santa Maria, Piazza della Chiesa, 17020 Stellanello. Si ringrazia: il parroco, can. Ettore Barbieri, il dipinto è stato donato da Paolo Montanaro. Testo di Paola Martini, Direttore Museo Diocesano di Genova

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...