Vendemmia 2019, meno uva, alta qualità, produzione da ripensare

Una vendemmia di grande livello qualitativo, ma non eccessivamente valida da quello quantitativo, un problema per i bilanci delle aziende agricole, non certo per i bicchieri degli amanti del vino. I dati dicono che la raccolta registra almeno il 10 per cento in meno rispetto allo scorso anno, ma in qualche caso addirittura il 50 per cento. “Il problema si è avuto al momento della legatura dei fiori, a giugno. E’ piovuto e, soprattutto nei vigneti più bassi, ci sono stati dei problemi che hanno voluto dire produzione ridotta. Nei vigneti posti ad altezze maggiori la produzione è più o meno in linea”, commenta Domenico Ramoino, titolare dell’omonima azienda di Sarola, entroterra di Imperia, con vigneti anche a Ortovero e Dolceacqua. Aggiunge: “Detto questo la qualità delle uve è ottima”. Aimone Vio, viticoltore a Bastia d’Albenga, è sulla stessa linea: “Qualità alta, produzione inferiore. C’è da dire, però, che finalmente stiamo vivendo una vendemmia tradizionale, ormai da diversi anni eravamo costretti ad anticiparla, quest’anno siamo invece tornati ad una vendemmia scandita dalla natura, un bene perchè lo sbalzo termico tra giorno e notte aiuta l’uva a maturare meglio e ad avere un alto grado zuccherino”.

Mirco Mastroianni, presidente provinciale della Cia, patron della cantina Feipu dei Massaretti di Bastia d’Albenga, fotografa la situazione su tutta la Riviera: “Le previsioni davano una riduzione del 10 per cento, ma ascoltando i colleghi mi sembra che il calo sia maggiore, in alcuni casi, soprattutto nei terreni più in pianura, si parla del 40/50 per cento. Di buono c’è il fatto che l’uva non ha avuto, in linea di massima, attacchi dai parassiti ed è di grandissima qualità. Sono convinto che il calo di produzione possa trasformarsi da problema in opportunità, sottolinea come nel nostro settore sia la natura a comandare, e noi dovremo fermarci a riflettere sulle politiche di produzione. Avremo meno bottiglie, ma sarà l’occasione per un ulteriore salto di qualità per il nostro vino, partendo dal fatto che chi ha curato i vigneti ha anche quest’anno un uvaggio ottimo. Poi certo, i cialtroni ci sono anche nel nostro settore”.

A Pieve di Teco Massimo Lupi, patron di Casa Lupi 1960, ha approfittato della vendemmia per fare entrare in cantina gli scolari delle elementari: “Non vogliamo certo invogliare i giovani all’alcol, piuttosto far conoscere ai bambini le tradizioni, la voglia di giocare con l’uva, far sapere ai più piccoli che non esistono solo tablet e videogiochi, ma anche una cultura della terra, delle tradizioni”, racconta. E sulla vendemmia è in linea con i colleghi:  “Una buona annata sotto il profilo della qualità, un po’ meno sotto quella della quantità, almeno per quel che riguarda i bianchi e l’ormeasco sciac-tra, per i rossi se ne parlerà tra qualche giorno”.

Sulla stessa linea Claudio Vio, “viticoltore eroico”, con vigneti collinari a Vendone: “Uva ottima, quantità in diminuzione. E’ la natura, ma in cantina sta nascendo una grande annata per quel che riguarda i vini”, si limita a dire. Stesse parole di Alex Berriolo, enologo di vaglia, contitolare della Cantina Berry&Berry di Balestrino: “In cantina possiamo aggiustare il tiro, ma il vino si fa in vigna, il mondo del vino ligure sta crescendo, e anche in anni di poca produzione, i nostri vini avanzano con la qualità”. Massimo Enrico, presidente dei Viticoltori Ingauni e della rete d’impresa Vite In Riviera, non si discosta dai colleghi: “Dobbiamo lavorare non solo sulla qualità, ma anche sull’immagine del nostro vino. Pigato, Rossese, Vermentino, stanno salendo nella scala dell’interesse internazionale, la qualità c’è ed è sempre in crescita, si deve raccontare meglio”.

Il rischio, per i consumatori, è di dover pagare qualche euro in più i vini liguri, in un momento in cui pigato, vermentino, rossesi (Dolceacqua e Albenga) e granaccia stanno ottenendo grandi riconoscimenti di critica (sempre più premiati nella grandi rassegne internazionali) e di pubblico.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...