Veronica Brunengo

Questa settimana Paolo Tavaroli presidente e anima del Circolo fotografico San Giorgio, ci propone un suggestivo scatto fatto da una giovane mamma e fotografa: Veronica Brunengo. E il racconto dello scatto, questa volta, sono un bignami di cultura dell’immagine e non solo:  “L’autoritratto ha una lunga storia. La tradizione pittorica risale per lo più al Rinascimento, quando l’autoinserimento dell’artista nel quadro voleva mostrare una progressiva emancipazione della società. Dal gesto di libertà si passò ad un racconto a maggior carattere individuale che lasciasse intravedere i “graffi dell’anima” (Heidegger). Quel percorso artistico non poteva non affascinare la fotografia sin dai suoi esordi ottocenteschi e sospingere i primi fotografi a superare enormi difficoltà tecniche per inseguire con la nuova magia dell’immagine quel socratico “conosci te stesso”, tanto intrinseco alla cultura dell’Occidente. Oggi l’autoritratto fotografico, dopo una breve ma intensa tradizione, dopo scandali ed epifanie dell’inconscio, dopo provocazione e rivelazioni, attraversa l’avventura di massa del selfie, sempre più facile, immediato e a portata di mano dell’approvazione sociale. Proprio per queste ragioni, non è facile ammirare un self shot a carattere intimo, come quello di Veronica Brunengo, eseguito con un taglio moderno arditissimo, ma con gusto, misura e accostamenti cromatici indovinati, complici nel trasmettere un affettuoso messaggio sul legame emozionante, profondo e misterioso di una madre con la sua bambina che cresce. Talvolta i social, tra l’immondizia dell’odio ostentato, la volgarità degli sfoghi estemporanei, tra calunnie, saccenza, presunzione e ignoranza conclamata, lasciano intravedere una perla rara: un piccolo regalo che accende di gratitudine verso la bellezza e verso la generosità dell’autore”.

 

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About the Author

Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...