Vito, comico e chef televisivo, in visita in Riviera tra ravioli, pigato, sculture e Fischia il Vento

Una giornata con Stefano Bicocchi, in arte Vito, tra Valle Arroscia e Bastia d’Albenga, è una giornata trascorsa con un uomo curioso, appassionato del territorio, in primis il suo, San Giovanni in Persiceto, Bologna, ma anche dei tanti territori che il suo lavoro, comico, mimo, attore tragico e poetico, oste e cuoco televisivo (Vito cucina con i…suoi su Gambero Rosso) gli fa conoscere. Così giovedì 6 agosto, prima dell’appuntamento letterario con Andora Noir dove Vito è ospite con il suo ultimo libro, un giallo culinario dal titolo “Buono da morire”, ne ha approfittato per trascorrere alcune ore con il comune amico Claudio Porchia, collega enogastronomo, e con chi scrive.

Un cuoco e divulgatore come Vito, appassionato dei prodotti del territorio, non poteva che essere portato dalla regina dei ravioli e del coniglio alla ligure, Bianca, ad Arnasco. Il caldo non ha certo fermato l’appetito, e i ravioli sono stati apprezzati moltissimo: “Veramente buoni, saporiti”, il commento a caldo, ripetuto per il coniglio. Poi, visto che non di solo pane vive l’uomo, e Vito è uomo di grande cultura, un salto a Vendone, prima al Parco delle Sculture di Rainer Kriester, dove l’ospite ha voluto sapere tutto dello scultore berlinese (anche se era nato a Dresda) che scelse Vendone come luogo del cuore per scolpire le sue suggestive ed enigmatiche steli in pietra del Finale, poi un doveroso salto a Curenna, davanti al cippo che ricorda la prima esecuzione di Fischia il Vento, vigilia di Natale 1943, da parte di Felice Cascione, U Megu, e i suoi giovani partigiani.

Poi la discesa a Bastia d’Albenga, da Chiara e Aimone Vio, BioVio. L’accoglienza, non c’erano dubbi, è calorosa, di quelle che sfatano il luogo comune della Liguria chiusa e musona. Dopo il giro tra le botti in acciaio il passaggio nel grottino, il posto più antico e fascinoso della cantina, con la macina del frantoio e le bottiglie impolverate che incorniciano la monumentale Berkel a manovella. Davanti ad una bottiglia di Pigato Bon de Bon Vito chiede dei prodotti, la storia, le storie,si incuriosisce davanti alla cipolla di Albenga (da riscoprire) che affetta e assaggia così, a crudo (deliziosa, in effetti), parla dei “suoi prodotti”, delle sue ricette: “L’Italia ha un patrimonio di ricette ineguagliabile. Il problema non è conoscere una ricetta, ma farla. Le nonne erano le migliori in cucina perchè per 80 anni hanno fatto la gramigna con il sugo di salsiccia o le lasagne. Il segreto non sono le ricette, bisogna conoscere i prodotti locali e, soprattutto, fare e rifare la ricetta. Solo così si impara e si migliora”, dice convinto, e non si può dargli torto. Del resto la sua è una famiglia di ristoratori, lui stesso ha fatto convivere l’amore per la recitazione con la passione per la cucina, al punto di diventare uno dei volti più noti ed amati di Gambero Rosso. Ancora un passaggio nel grande capannone dell’azienda BioVio dove vengono lavorate e messe in vaschetta le aromatiche prodotte nella Piana. Un ultimo saluto, con i gomiti per rispettare le norme, e via, Vito e Claudio partono verso Andora, non prima di una pensiero di Vito che è anche una promessa: “Avete una terra bellissima, torno a trovarvi”.

 

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Stefano Pezzini
Vecchio cronista alla Stampa, mai saggio...